P. Giovanni Cavalcoli riafferma la sacralità del sacerdozio. Si rifà alla Lettera agli Ebrei e la confronta con la tesi di Karl Rahner.
Abstract:Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza. Il sacro è ciò che si trova nell’orizzonte del divino. Il sacro è funzionale al santo. Il santo attiene intimamente alla vita divina, mentre il sacro è funzionale al divino. Il sacro per la sua somma preziosità non dev’essere contaminato. Ecco la sacra tradizione. Si estende al rispetto della patria, dei defunti, etc. Le civiltà decadono quando il sacro non si rispetta o si sacralizzano realtà che non lo meritano. Rahner ha una visione confusa e contraddittoria del sacerdozio e del sacro, Non vede la specificità del sacerdote al sacro. Confonde il suo ruolo con quello dei laici. Crede che tale funzione ha addirittura una base biblica. Sposa la visione protestante. Funzione di culto senza mediazione. Rahner non considera i poteri della consacrazione e della remissione, ma il mandato della Chiesa come il pastore “scelto” dalla comunità. Il punto di partenza per determinare il sacerdozio non è la chiesa, essendo il sacerdozio che fonda la Chiesa. Per Rahner il sacerdote non è un offerente ma un predicatore. Rahner riconosce lo specifico del sacerdozio, ma dichiara che non è fondamentale. L'errore fondamentale di Rahner è la concezione di Cristo e del suo sacerdozio. I problemi della teologia di oggi provengono in gran parte dalla teologia di Rahner.
Mons. Luigi Negri, vescovo di S. Marino parte dal filo d’oro sulla realtà del sacerdote. Educato nella Chiesa milanese, quindi tradizione ambrosiana e carolina, dichiara che il sacerdote è generatore e rigeneratore del popolo di Dio. Esso non nasce dalla carne e dal sangue, ma dallo Spirito Santo di Dio. Questo stesso popolo deve essere educato.
Abstract: Non si crea vita nuova senza educarla. Il vertice della paternità e maternità naturale è anche nella capacità educativa. Intuizione della Mater et magistra di Giovanni XXIII. Il prete vive perché si realizzi un popolo cosciente della sua identità. Vivere la vita in funzione di Cristo si chiama missione. Esempio di Giovanni Paolo II che visitando Norcia e rievocando S. Benedetto disse che l’eroico diventasse quotidiano perché il quotidiano diventasse eroico. Il prete vive per questo. La presidenza indica solo una funzione ministeriale del prete, ma il prete ha una funzione ontologica e vive la sua spiritualità come identificazione obiettiva, affettiva, morale e intellettuale a Cristo. Funzione generatrice ed educativa. I padri dell’Oriente cristiano dicevano che il sacerdote porta avanti e realizza la funzione materna della Vergine Maria mentre l’episcopato esercita la funzione paterna. Senza vescovo non c’è il popolo di Dio ma la setta. Nella misura in cui il popolo è in comunione col vescovo i sacerdoti attuano la funzione della Madre di Dio. La logica del suo agire è il rendere presente Cristo come fatto obiettivo. Un’ermeneutica non centrata sulla missione è fallace. La missione è il grande e fondamentale valore non negoziabile. Le Crociate sono state o no un avvenimento missionario? Ci sono realtà esenti dall’annunzio cristiano. La missione è il punto radicale di espressione dell’identità della Chiesa. Il movimento che rende sempre più forte la Chiesa. L’intelligenza che ha guidato il mondo alla modernità è diabolica. L’uomo moderno è colui che ha bisogno di se stesso per esistere. Per sua natura la modernità è anti ecclesiale e anti cristiana. La Chiesa rappresenta quel dato di conservazione di uno status umano e culturale. Il concetto di Ancien Régime formulato dalla mentalità rivoluzionaria non era mai esistito ma fu la molla per il superamento. La Chiesa accetta ad esistere nel momento in cui era parte dello Stato. “Libera Chiesa in ibero Stato” esprime la volontà di immedesimazione della Chiesa nella struttura statale. Dottrina Sociale della Chiesa come momento significativo della vita della Chiesa che da le ragioni della sua vita. Il postmoderno è il fallimento della modernità. Irrealistico era stato il punto di partenza della modernità. Uno dei fattori fondamentali della crisi di oggi è il relativismo teologico che prende distanze dalla verità. La riscoperta della missione cristiana nel mondo postmoderno è un impegno per la verità. I padri conciliari furono posti di fronte a una grande sfida. Capire la natura della Chiesa. La Chiesa non può avere un’altra preoccupazione se non quella di incrementare un’intelligenza coerente della fede. Anche l’uomo contemporaneo ha bisogno di Cristo e della sua Chiesa. Questa è l’ermeneutica della continuità. Non comprensione astratta e oggettiva di Cristo ma comprensione che il mondo deve rifarsi a Gesù Cristo. Al di sotto delle ideologie c’è il cuore dell’uomo che tende al mistero.
Nel cuore di tanti regimi totalitari e società opulenti l’uomo resiste e si nota un risveglio religioso. Riaprire il dialogo tra Cristo e il cuore dell’uomo. Dire la verità significa parlare al cuore del’uomo coinvolgendo l’uomo in un’esperienza di vita nuova che corrisponde alla sua attesa umana, esigenza d’uomo. Allora è necessario capire che la Chiesa deve prendere la sua parte tra cultura della morte e cultura della vita. S. Ambrogio diceva: “Da quando sono cristiano sono più uomo”. C’è un ethos della carità che esprime la fede e che Benedetto XVI ha insegnato nella Caritas in veritate. Diversamente è un emotivismo che non segna la storia.
Parlare ai cristiani si parla anche agli uomini di buona volontà. Più la ragione cerca il mistero, più si prepara al mistero. La Chiesa di oggi offre agli uomini una possibilità i vera umanizzazione. L’amore ama chi dice all’altro “tu puoi non morire” la tua vita è utile perché appartiene al mistero di Dio. Nell’impeto missionario troveremo la letizia che è il segno antropologico più concreto della nostra fede. “Sono lieto perché Cristo vive in me”.
Mons. De Paolis, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede apre i lavori del pomeriggio del secondo giorno del Convegno.
Di formazione canonica, ha rilevato una rottura dopo del Concilio.Riforma del codice dalla lunga gestazione dopo quasi 25 anni nel 1983. Grande riflessione sulle realtà spirituali ma meno nella disciplina della Chiesa. Ci si rende conto allora della situazione che si vive nel dopo Concilio.
Periodo con una teologia ricca della vita religiosa. Lumen Gentium, Evangelica Testificatio, Vita Consacrata. Nel suo centro di riflessione c’è Gesù povero, casto e obbediente. La vita religiosa, tuttavia sembra in crisi. Perché questa rottura tra la dimensione teologica e la pratica? La frattura tra ragione e fede è il dramma del mondo di oggi diceva S. Paolo. Il problema è che si è passati all’adattamento della cultura del tempo.Nella vita della Chiesa ci sono riforme che falliscono. Sono quelle che si impongono solo in nome della disciplina. Idem le riforme puramente spirituali.
"Abbiamo smarrito il senso della Parola avendo smarrito il senso della Chiesa".Eucarestia, confessione e predicazione erano un tempo gli elementi portanti del sacerdozio. Il Diritto canonico diventa anche luogo teologico perché la disciplina nasce dalla dottrina. Attraverso i canoni che riguardano i chierici si presuppone un uomo che appartiene a Dio. Il sacerdozio religioso e quello diocesano si armonizzano e completano tanto bene.
P. Alessandro Apollonio, Preside dello STIM espone una conferenza sulle figure dei sacerdoti francescani.
Abstract: S. Francesco ispiratore dell’amore a Cristo e a Maria
Duns Scoto sviluppa questo amore al sacerdozio. Cristo è la somma opera di Dio, per questo in vista di lui sono state create e non solo redente tutte le cose.
Solo il cristocentrismo salvaguardia il sacerdozio nella sua identità, nel tempo e nello spazio.
Questa è una tradizione francescana che appartiene alla grande teologia cattolica. Se il mondo avesse davvero un’autonomia completa nei confronti della fede. Senza la fede il mondo perde la bussola. Basta pensare alla ghigliottina di Robespierre, i forni crematori di Hitler o i gulag di Stalin.
I sacerdoti francescani nella storia hanno influito positivamente nel corso degli eventi a difesa della cristianità. S. Francesco era molto devoto verso i sacerdoti, anche quelli criticati per la loro condotta. Pretende dai sacerdoti un grande raccoglimento.
Tra i sacerdoti rappresentativi dell’Ordine possiamo ricordare il B. Marco d’Aviano. Partì a sedici anni per Creta per liberarla dai musulmani. Prima dell’imbarco, ospite a Capodistria dai Cappuccini , sentì nascere la vocazione. Quarantenne si scoprì taumaturgo. Grande predicatore divenne consigliere nella corte degli Asburgi. Famoso il suo intervento all’assedio di Vienna. Coagulò insieme i re cristiani europei per mettere da parte gli interessi particolari e salvare la cristianità europea. Magnanime fu il suo intervento verso i vinti, risparmiando la carneficina degli Ottomani che si rivolsero addirittura a lui.
I Francescani potranno ricostruire questa vitale relazione tra la vita politica e sociale e la Chiesa.
Ricordiamo il dialogo tra S. Francesco e il sultano d’Egitto. Bando ai pacifismi ai quali S. Francesco viene ricondotto, il santo riconosceva il valore della giustizia e della verità condannando le scorribande degli islamici. Dal 1220 in poi i Papi fecero sempre più affidamento sui francescani per promuovere le Crociate. Tra i Terziari vi furono molti combattenti tra cui Luigi IX che vi trovò la morte.
Secondo S. Massimiliano l’Ordine francescano possiede tutte le potenzialità per sollevare il mondo dai problemi ce lo affliggono. Oggi le statistiche della crescita dell’Ordine sono raccapriccianti. Grande responsabilità hanno i sacerdoti francescani che hanno adottato l’ermeneutica della rottura con posizioni eversive che seguono il Sabatier quasi se S. Francesco fosse un precursore di Lutero. Si spera quindi a una rifioritura che si concretizza in un ritorno alle fonti e a un amore all’Immacolata.
Conferenza del Rev. Prof. Manfred Hauke della facoltà Teologica di Lugano.
Abstract: Negli anni ’70 nasce la rivendicazione del sacerdozio alle donne.
Il femminista risale a Fourier all’inizio del XIX secolo. Parlava di eguaglianza assoluta dei sessi.
Togliere differenza dei ruoli sociali.
Nello schema marxista il padre è l’oppressore. Per Marx l’uomo era solo l’insieme delle condizioni sociali.
Il libro di Simone de Beauvoir “Il secondo sesso”, è stato considerata la “bibbia del femminismo”. Secondo Sartre la coppia scelta precede le condizioni naturali. Il femminismo contemporaneo si rifà a questi canoni. Emerge negli USA nel ’68 attraverso il “Women’s Lib”.
Negli ultimi anni si presenta il femminismo del “genere”. Il sesso biologico andrebbe distinto dal genere sociale e culturale che potrebbe essere diverso. Judith Butler mise in discussione la stessa corporeità maschile e femminile come prodotto naturale. E’ il rifiuto della complementarietà dei sessi. Rinnega la diversità nell’ambito sociale. Un esempio estremo di questa corrente è stata Valerie Solanas che incitava all’annientamento dei maschi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, invece, parla della diversità e complementarietà dei sessi. Collaborazione tra uomo e donna. Dalla “Casti connubi” ala “Pastores dabo vobis” è evidente il rispetto da attribuire al ruolo dell’uomo e della donna nella società, nella Chiesa e in quest’ambito soprattutto in riferimento al sacerdozio.
La teologia femminista degli anni ’70 negli USA nascono dall’ex suora Mary Daly e la sua opera “Beyond God the Father” (1973). Elisabeth Johnson rifiuta un’antropologia dualista o della complementarietà. Incoraggia piuttosto un’antropologia ugualitaria di partecipazione. Dall’83 negli USA si è costituita la “Women Church”. Officia una propria liturgia che esclude gli uomini.
Elisabeth Schussler Fiorenza sostiene che le prime comunità erano strutturate in modo egualitario. Secondo lei l’autorità di “padre” è riservata solo a Dio. Rosemary Radford Ruether si definisce “avvocata” del sacerdozio femminile ed è attivista abortista. Lutero, Kung e Schilebecks.
La valutazione critica racchiude il momento di verità in virtù del Battesimo e della Cresima. Il NT riconosce dei ministri in successione apostolica. Il fondamento storico del ministero è la Prima Lettera di Clemente. Papa Clemente ai Corinti parla del sacerdozio comune, ma riconosce l’esclusività del ruolo dei maschi. Anche le lettere paoline parlano del ruolo ministeriale degli uomini. Non c’era una comunità di base egualitaria nella Chiesa primitiva. Diversamente i Concili non avrebbero avuto senso. La battaglia contro il ministero sacramentale parte da un concetto di democrazia di base, Chiesa dal basso. Agostino dice la frase incisiva: “Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”. Al sacerdozio ministeriale appartengono l’amministrazione dei sacramenti. I più grandi nel Regno di Dio non sono i sacerdoti, ma i santi. Ad ogni membro della Chiesa vengono dati compiti specifici.
Maria è la donna per eccellenza. La contestazione femminista offre più consapevolezza del ruolo del sacerdote. Chiamato a guida e imitatore di Cristo, servitore di tutti. E’ utile ricordare anche come Gesù si comportava con le donne. Quest’atteggiamento costituisce una novità sulla tradizione giudaica dove le donne avevano un ruolo marginale anche in materia religiosa. Nella Chiesa le donne hanno avuto un grande ruolo, specie nella mistica: S. Ildegarda, S. Caterina da Siena, S. Teresa d’Avila. La loro vita potrebbe essere un utile correttivo alle deviazioni del femminismo cattolico. Nella Mulieris Dignitatem Giovanni Paolo II evocò un progresso unilaterale della tecnica che poteva condurre all’insensibilità di ciò che è essenzialmente umano.
Roma 11 dicembre 2009. Conferenza di mons. Paolo Rabitti, arcivescovo di Ferrara – Comacchio rettore per 13 anni al seminario di Bologna apre la seconda giornata del convegno.
Abstract: Identità e missione nella formazione sacerdotale. Il fine di ogni presbitero è cultuale. Ostia viva santa a Dio gradita.
S. Giovanni Crisostomo il sacramento dell’altare e del fratello sono due aspetti dello stesso mistero.
Sia nel seminario religioso che diocesano se la formazione è ben impostata si può avviare alla santità.
Trasmissione al popolo di Dio di quello che il sacerdote riceve.
I discepoli Giovanni e Andrea fissando Gesù lo seguirono.
Il Maestro chiese loro il dono di sé. Rispose loro: “Venite e vedete”.
I discepoli andarono, rimasero e videro.
Le tre dimensioni della vita del presbitero:
Consacrazione, missione,
Ininterrotta chiamata è la vita del presbitero. Il sacerdozio inizia col primo passo quando si varca il seminario e poi la chiamata è perpetua e irrevocabile. Si parta da ricercatore e si diventa ricercato. Il prete non si appartiene più. Materia del Regno di Dio che Dio sbriciola dove vuole.
Il Seminario maggiore è una verifica della vocazione già avvertita. Una prima risposta è nella candidatura. Verifica significa verum facere. Fare vero quello che è ipotesi.
Il seminario è il “catecumenato” all’ordine sacro. E’ il momento della trasformazione della vita.
L’universale vocazione cristiana si specifica alla vocazione al sacerdozio ministeriale.
Completare il Corpo Mistico col sacrificio eucaristico agendo “in persona Christi”.
La sopravvenienza nuova dell’ordine sacro è ciò che comanda e orienta la preparazione del sacerdote.
La vocazione comporta la conversione. Il seminario è tempo supremo di conversione.
Gesù ha detto: “imparate da me”.
Perché obbedire? Gesù ha detto che l’obbedienza è l’espressione di fede. Perché la purezza? Perché Cristo è stato vergine. Perché la povertà? Perché Gesù non aveva dove posare il capo.
Il pastore da’ la vita per il gregge. Non è un impiegato.
Il prete deve “attrezzarsi” a vivere Cristo.
Il seminario è come epifania e tempo di ascolto della Parola di Dio. Contemplata nella Chiesa, non libero esame. La Liturgia è il luogo dove questo ascolto diventa efficace. Il seminario deve dare uno spazio illimitato alla Parola di Dio.
Una causa delle derive del dopo Concilio è stato il compromesso con le cose del mondo.
Non lasciarsi intaccare dai germi mondani.
Come realizzare tutto questo? Consacrare almeno una giornata di ritiro prima delle grandi feste liturgiche. Ricavare dal tempo liturgico le linee ascetiche e morali.
Eucarestia, Liturgia delle ore, grande ascolto dell’omelia. Periodica celebrazione del sacramento della penitenza e vivere molto il Giorno del Signore.
Insistenza in seminario sulla centralità della parola di Dio.
Costante assimilazione della Chiesa come area di lavoro, orbita di vita.
Condividere notizie belle sulla vita della Chiesa.
Conferenza di P. Michelangelo Tabet, decano del dipartimento di Teologia Biblica della Facoltà di Teologia alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma. Il riferimento è al sacerdozio in quanto ordinamento salvifico esercitato da Gesù e istituito da Lui per la sua Chiesa.Nel Nuovo Testamento ci sono due serie di testi che prospettano realtà diverse ma relazionate all’Antico Testamento.
Nella Lettera agli Ebrei l’autore mostra come il sacerdote supremo e definitivo tra Dio e gli uomini è Cristo, sublimazione del sacerdozio antico.Nella tradizione narrativa, lettere di paolo e Lettere Cattoliche.Il termine “sacerdozio” si trova soprattutto nella tradizione ebraica. Il sacerdozio levitico non di rado è tratteggiato positivamente nel Nuovo Testamento. Gesù soffrì molto per mano degli anziani e degli Scribi.Gesù presentò i limiti del sacerdozio levitico e lo elevò a una dimensione più alta. Gesù non utilizzò per se stesso il termine sacerdote in una comprensione più profonda della tradizione evangelica. Gesù non era della tribù di Levi, ma di Giuda. La sua figura sembrava più vicina a quella del profeta. Significativa la risposta dei discepoli a Cesarea di Filippo. Cristo manifesta il sacerdozio attraverso episodi in cui svolge funzioni sacerdotali.Evento centrale è l’Ultima Cena. “Questo è il mio sangue..”La tradizione biblica neotestamentaria ritorna spesso sul sacerdozio per stabilire il rapporto di alleanza con Dio; la redenzione in virtù del sangue di Cristo.Con Cristo sorge un sacerdote differente non per legge degli uomini, ma vita indistruttibile. Sacerdozio secondo l’ordine di Melchisedec. Se non è possibile attribuire a Cristo il sacerdozio rituale, levita, bisogna accreditare il sacerdozio di Cristo secondo un ordine nuovo e più perfetto, prefigurazione di Cristo risorto e glorioso.Perché i discepoli di Cristo non ricevono il nome di “sacerdoti” secondo la tradizione giudaica? Al tempo la dottrina sul sacerdote di Cristo non è stata elaborata. La loro funzione era differente rispetto ai leviti.Gesù chiamò i Dodici per affidare loro la responsabilità del governo, l’insegnamento, la remissione dei peccati, il rinnovo del sacrificio eucaristico, compiti specifici del sacerdozio cristiano. Rendevano presente la morte di Cristo per l’Eucarestia. Trasmettevano lo Spirito. Nel N.T. la figura del sacerdozio è presente in funzione a una vocazione divina come dono speciale.
Tratteggiare l’anima sacerdotale di S. Giovanni Maria Vianney è profittevole alla vita spirituale.Il suo stile di vita, il suo zelo apostolico, l’amore alle anime, stimola a una nobile emulazione chiunque abbia la cura delle anima e sia configurato a Cristo sacerdote in virtù del sacramento dell’Ordine.
Attraverso una serie di aneddoti, il p. Zangheratti, parroco di S. Maria di Nazareth in Roma-Casalotti e docente di Teologia Morlae allo STIM, ha fatto emergere il calibro umano e spirituale di un santo sacerdote, patrono dei parroci, sempre attuale perché inserito nell’eternità di Dio.
Umiltà e carità furono gli assi portanti della sua spiritualità. Univa il sacrificio eucaristico a quello del tempo e delle energie nelle ore e ore di confessionale per riconciliare i penitenti con Dio. Pieno di apertura verso gli altri, nutrì spiritualmente anche confratelli nel sacerdozio. Non lesinò la penitenza corporale desiderando sempre di dedicare molte ore all’orazione.Molti notarono in lui doni straordinari come il dono delle lacrime, levitazioni e splendore del volto. Frequentemente aveva visioni intellettuali. Benedetto XVI lo ha voluto presentare ai sacerdoti di oggi perché non dimentichino che sono presenza del Verbo incarnato.
Subito dopo il Vaticano II ci fu un pullulare di interventi sul sacerdozio ministeriale anche all’insegna della contestazione e del riduttivismo. Si parlò di crisi vocazionale e di “solitudine del prete” che rese propizia una psicologia dell’integrazione affettiva come soluzione.Si reagì al clericalismo con dei surrogati di impegno di prima linea nel sociale e nella politica dei preti. Questo provocò una secolarizzazione del clero con conseguenze ancora più devastanti della clericalizzazione. Mons. Brunero Gherardini spiega che la teologia del sacerdozio ministeriale deve innestarsi in quello di Cristo, unico e sommo sacerdote. Nella sua analisi partendo da Ebrei e Giovanni 17, sottolinea che Cristo è sacerdote in quanto mediatore tra Dio e gli uomini. Come Lui è consacrato dal Padre e mandato nel mondo, così ha consacrato e inviato i dodici apostoli che sono l’origine del sacerdozio ministeriale – sacramentale nella Chiesa.Il prete, in virtù del sacramento dell’Ordine è Cristo stesso nella Chiesa segnato ontologicamente da questo sacerdote in ogni tempo e luogo. Il prete non è un semplice riflesso di Cristo ma Cristo stesso. “Non un essere cristificato, ma cristico”. Questa teologia è molto illuminante per risolvere la contrapposizione spesso posta tra consacrazione sacerdotale e servizio in quanto funzione ministeriale nella Chiesa. La funzione ministeriale è da intendersi perciò unicamente nella consacrazione sacerdotale che è ripresentazione sacramentale dello stesso Cristo, capo, pastore e servo. pamab
S.E. Francesco Moraglia, vescovo della Spezia-Sarzana-Brugnato ha esposto la conferenza, “La sacralità del celibato”.
E’ un tema, quello del celibato sacerdotale, dagli anni successivi al Concilio Vaticano II, attira l’attenzione di quanti vivono nella Chiesa ma, anche, di quanti si collocano al di fuori d’essa.
Abstract: Secondo un’opinione diffusa, il numero insufficiente di candidati al sacerdozio dipenderebbe dalla decisione della Chiesa latina di ammettere al presbiterato solo quanti abbracciano il celibato.
Il celibato, quindi, diventa l’imputato numero uno e la causa scatenante la crisi che, nel post Concilio, ha investito il ministero ordinato.
Le crisi perduranti presentano, in genere, cause molteplici; per il celibato, quindi, non ci si può fermare alle ragioni esistenziali, bisogna interrogarsi anche su quelle teologiche valutando se si siano appannate o se, più semplicemente, noi non siamo stati capaci di rispondere, in modo adeguato, alle critiche provenienti da tale ambito.
Non dimentichiamo, inoltre, come il celibato, osservato in rapporto alla sacralità, rimandi a un perfezionamento dell’uomo e, insieme, lo spinga oltre se stesso, non solo verso il termine della storia - dopo di essa -, ma si ponga, anche, come novità che, fin d’ora, situa l’uomo oltre se stesso.
Le difficoltà, però, si stemperano, fino a sciogliersi, se si evidenzia come fra stato matrimoniale dei ministri ordinati e celibato degli stessi, sussista una realtà mediana: la pratica o esercizio della continenza cui erano tenuti i ministri ordinati.
L’insegnamento del Concilio Vaticano II circa il sacerdozio ordinato - ripreso anche dal magistero successivo -, pone l’accento sul fatto che il presbitero, attraverso il sacramento dell’ordine, tanto nella sua persona quanto nella sua missione, sia vero e reale prolungamento di Cristo.
Stando al decreto conciliare Presbyterorum ordinis, dove il sacerdote è presentato come chi - nel suo essere personale - è reso conforme a Cristo, risultano particolarmente efficaci, proprio in quest’anno sacerdotale, le parole che Giovanni Paolo II ha scritto nel suo libro Dono e mistero.
Solo la fedeltà alla realtà del sacramento libera dal rischio di cadere nel funzionalismo e, conseguentemente, nella pastorale del fare, fine a se stessa. Per non cedere al funzionalismo, il ministro ordinato deve essere capace di donazione personale, in altri termini, alla radice della sua azione deve esservi il dono, l’offerta della sua persona.
Limitarsi a “fare” il prete, ossia, “compiere” determinate prestazioni legate al ministero sacerdotale o “garantire” solamente alcune opere e far coincidere tutto questo con l’esistenza del sacerdote che, invece, nel più intimo della sua persona è conformità ontologica a Cristo, vuol dire non aver inteso il dono del sacramento che rende nuove creature in vista dell’originalità che ontologicamente conforma a Cristo, Capo del Corpo mistico.
E’ chiaro che, all’interno di una visione funzionalista, non più in grado di cogliere il valore del simbolo e che a sua volta è espressione di una precisa mentalità (incapacità), noi non siamo più in grado di percepire il profondo significato e la sacralità del celibato sacerdotale.
Solo al chiarore dell’evento pasquale, è possibile ricavare luce sufficiente per comprendere la sacralità e la sacramentalità del celibato sacerdotale, rifrazione della realtà di Cristo Sposo.
Il punto è proprio questo: il celibato sacerdotale - che è per il culto, il servizio religioso e la pastorale del popolo, si radica, in modo specifico, sulla sponsalità di Cristo che, nel Nuovo Testamento, è costantemente presentato come lo Sposo della Chiesa; insomma, dobbiamo dire che Cristo non si è sposato, perché era già sposato. Nel senso appena detto, il suo, era, quindi, un celibato solo apparente e Cristo non si lega a una sposa umana, perché è lo Sposo dell’intera umanità; infatti, la chiesa, come ricorda Lumen gentium, costituisce l’umanità unita a Dio in Cristo; e, nel Nuovo Testamento, Cristo si presenta come lo Sposo per antonomasia.
Nonostante le apparenze, quindi, non è possibile mettere sullo stesso piano lo sposarsi di chi è già prete e il ricevere il sacramento dell’ordine da parte di chi è già sposato.
Le due situazioni si rapportano in modo diverso; infatti, quando è lo sposato ad accedere al sacerdozio, è, secondo la teologia sacramentaria, la figura (il coniugato) ad andare verso la realtà (la sponsalità di Cristo) mentre, quando fosse il sacerdote ordinato, a desiderare il matrimonio, sarebbe la realtà (la sponsalità di Cristo) che tenderebbe alla figura (matrimonio), ossia la realtà che diventa figura di se stessa.