lunedì 7 giugno 2010

Pubblicato il libro degli atti del Convegno sul Sacerdozio ministeriale

E' stato pubblicato dalla Casa Mariana Editrice dei Francescani dell'Immacolata, il libro che raccoglie gli atti del convegno su: Il sacerdozio ministeriale: "l'amore del Cuore di Gesù", tenuto a Roma-Boccea il 10-12 dicembre 2010.

Il sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù, amava ripetere il S. Curato d'Ars. Nell'Anno sacerdotale, indetto dal Papa Benedetto XVI, in occasione del 150° anniversario del dies natalis di S. Giovanni M. Vianney, il Seminario Teologico Immacolata Mediatrice dei Francescani dell'Immacolata, ha voluto dare rilievo a questo evento, organizzando un convegno teologico sul “sacerdozio ministeriale”.

Il convegno – di cui questo libro raccoglie gli atti – ha visto la partecipazioni di eminenti Vescovi ed illustri professori, ed ha voluto richiamare l'imprescindibilità nella Chiesa dalla sorgente ministeriale-sacerdotale che è Cristo, ripresentato sacramentalmente dai suoi ministri. La Chiesa non sarebbe più se stessa senza il sacerdozio ministeriale, e i sacerdoti non sarebbero efficacemente prolungamento misterico del Verbo incarnato, senza un continuo rimanere in Cristo, ovvero senza un incessante tendere alla santità. In fondo, si vuole dar ragione di quanto scriveva Benedetto XVI: «Come non ricordare con commozione che direttamente da questo Cuore è scaturito il dono del nostro ministero sacerdotale? Come dimenticare che noi presbiteri siamo stati consacrati per servire, umilmente e autorevolmente, il sacerdozio comune dei fedeli? La nostra è una missione indispensabile per la Chiesa e per il mondo, che domanda fedeltà piena a Cristo ed incessante unione con Lui» (Omelia per l'apertura dell'Anno Sacerdotale, 19 giugno 2009).

sabato 12 dicembre 2009

Due santi sacerdoti del nostro tempo: S. Massimiliano M. Kolbe e S. Pio da Pietrelcina


P. Stefano Maria Manelli, fondatore e ministro generale dei Frati Francescani dell’Immacolata, a conclusione del convegno presenta due sacerdoti esemplari e a lui cari.

L’ermeneutica della continuità contro quella della rottura è una problematica di scottante attualità. Dal S. Curato d’Ars a p. Kolbe e P. Pio da Pietrelcina c’è una grandezza sacerdotale che si trova nei due sacerdoti francescani contemporanei.

Dal libro autobiografico di “Dono e Mistero” di Giovanni Paolo II si comprende che il sacerdozio è uno scambio tra Dio e l’uomo. Cristo che si impersona nell’uomo, l’uomo che impersona Cristo. Il sacerdote dev’essere un altro Cristo. Tutta la configurazione precisa e mistica del sacerdote nella S. Messa rinnova lo stesso sacrificio di Cristo sulla Croce. Sacrum Commercium teandrico nella vita del sacerdote santo. “In persona Christi” impegna alla conformità a Cristo. Conformità di vita in pensieri ed opere. “Rivestirsi di Cristo” all’esempio di S. Paolo. Dispensatore della grazia di Cristo. Fedele nel ministero perché non venga vituperato Dio. Conformità di amore a Gesù e Gesù Crocifisso. Non gloriarsi che della croce di Cristo. Ricordarsi della presenza immancabile di Maria al Calvario. Carta d’identità del sacerdote. Benedetto XVI visitando S. Giovanni rotondo nell’estate 2009 affidò l’anno sacerdotale a S. Pio da Pietrelcina. Nel 1971 durante il Sinodo dei vescovi Paolo VI beatificò p. Kolbe per presentare un modello di vita sacerdotale. L’allora card. Wojtyla parlò dell’identità sacerdotale che rifulse nel p. Kolbe . Il sacerdote è tale grazie al sacrificio, come diceva S. Agostino. S. Massimiliano desiderava morire martire e applicava quest’intenzione ad ogni S. Messa. Al termine ultimo di tutto P. Kobe capiva che bisognava collocare la suprema gloria di Dio con la santità personale e la salvezza delle anime. Non si può dare gloria a Dio senza santificarsi e non ci si può santificare senza salvare gli altri. Nell’imitazione di Cristo c’è tutta la santificazione del sacerdote. S. Massimiliano invitava a volgere lo sguardo verso Gesù che si dona all’Immacolata senza alcuna riserva. Diventa suo figlio, vuole da Lei lasciarsi guidare. Ogni giorno si può diventare sempre più proprietà dell’Immacolata. Nel grembo di Maria l’anima deve nascere nella forma di Gesù Cristo. Nel grembo di Maria l’anima sacerdote si cristifica e si lascia rivestire dalla sacerdotalità di Cristo Redentore. Il santuario dell’ordinazione sacerdotale di Cristo è il grembo di Maria. Con la consacrazione all’Immacolata il sacerdote fa sua questa realtà. P. Kolbe voleva celebrare anche quando era ammalato e sveniva sull’altare. Famose anche le frequenti comunioni spirituali quotidiane. Ogni giorno p. Kolbe cercava di praticare l’adorazione eucaristica che stabilì permanente nella sua Niepokalanow. S. Massimiliano si firmava “il folle dell’Immacolata”. Deriva dalla tradizione familiare di grande pietà mariana tipica dei polacchi. Il francescanesimo è segnato dall’origine mariana. Maria per essere madre di Gesù salvatore è Corredentrice; come Sposa dello Spirito Santo distribuisce tutte le grazie. Negli anni 50, poi col card. Mercier si portava avanti il dogma della Mediazione che fu preceduto da quello dell’Assunzione. L’ermeneutica della continuità non fa che arricchire. Il minimismo invece impoverisce. Con la forza della preghiera e della vita mariana, S. Massimiliano si aprì all’universalità della missione. Universalismo sacerdotale missionario audace malgrado la sua non lunga esistenza sacerdotale. Dai suoi scritti e progetti risalta il molteplice universalismo centrato sulla massima gloria di Dio. Universalismo missionario e mediatico. Non escludeva nulla. Era lo stesso universalismo della redenzione di Cristo e della corredenzione mariana. Per i Francescani dell’Immacolata c’è il particolare universalismo legato al voto mariano. Voto essenzialmente missionario. I superiori di S. Massimiliano non lo accettarono pubblicamente ma S. Massimiliano lo profetizzò, Il voto venne approvato e confermato dalla Santa Sede non come quarto voto, ma primo voto per i Francescani dell’Immacolata. E’ un universalismo sia in verticale che in orizzontale. La vetta più alta è la transustanziazione nell’Immacolata. In orizzontale il voto mariano fa unità con la volontà salvifica missionaria dell’immacolata. “Ogni cuore che batte sulla terra deve essere preda dell’Immacolata” diceva S. Massimiliano. L’Immacolata Mediatrice di tutte le grazie le elargisce a chi si avvicina a Lei. La strategia di S. Massimiliano era quella di introdurre l’Immacolata nel cuore dell’uomo. Ad Auschwitz nel momento estremo della sua vita, S. Massimiliano si presentò come “sacerdote cattolico”. Nell’evento della sua morte si vede come dopo aver ricevuto la “corona bianca” della vita religiosa, salita la “scala bianca” della marianizzazione, fu coronato dalla grazia più grande: la “corona rossa” del martirio.

S. Pio da Pietrelcina ricevette una missione particolare da Dio proprio per i sacerdoti. In una discussione sulla missione dei santi, P. Pio stesso rivelò che la sua missione erano i sacerdoti. La centralità della sua vita fu l’offerta sacrificale. La sua santità si basò sull’amore all’Eucarestia, alla Croce, alla Madonna, al Papa, all’Angelo Custode, alle anime. I suoi carismi così vari difficilmente si incontrano nella vita dei santi. P. Pio ci porta sui crinali più alti dell’esperienza mistica. La stigmatizzazione cruenta del 1918 lo rese rappresentante della stimmatizzazione di Cristo. Fece sue le parole di S. Paolo “Per me non c’è altro vanto che Gesù crocifisso”.

E’ impressionante pensare a questa somiglianza impressionante con Cristo: cristiforme e “cruciforme”. Venne battezzato nella Chiesa dedicata allora a S. Maria degli Angeli (oggi chiesa S. Anna). Si rammaricava di essere stato battezzato dopo “dodici ore” dalla nascita e non subito.

La devozione alla Madonna traspare in tutta la sua vita. La figura di P. Pio, certo, data la sua straordinarietà ci potrebbe apparire inimitabile. L’esercizio delle virtù praticate quotidianamente, invece, più che i carismi, fecero la sua santità imitabile da ogni religioso o sacerdote. Celebrava umilmente, confessava instancabilmente, pregava molto.

Come religioso visse fedelmente l’ideale di cappuccino, così come fedelmente visse il sacerdozio. L’altare e il confessionale furono i poli della sua vita. La Messa fu per lui la fonte e il culmine di tutta la sua opera.

Oggi alla scuola del Santo Curato d’Ars, ripresa dai due santi sacerdoti francescani, è necessario per tutti i sacerdoti un rinnovamento interiore che miri a quella santità che scaturisce dall'imitazione di Cristo, sommo sacerdote.

pamab



Il “sacerdozio” della Beata Vergine


P. Serafino Lanzetta, presenta lo studio del sacerdozio di Maria nell’alveo della mariologia. Maria partecipa al sacerdozio di Cristo.

Sintesi: Solo il sacerdote ha la missione e il potere di immolare la vittima. Sul Calvario Maria ha offerto il sacrificio senza altro intermediario che Cristo Gesù sulla Croce. Maria è membro della Chiesa eminente e singolare (LG 53-54). E’ Madre della Chiesa in ragione del Corpo. Da Maria membro si passa a Maria tipo della Chiesa in ragione della sua maternità verginale e con-sacrificale. La Chiesa non si risolve in Lei, ma Lei precede i fedeli. La sua immacolatezza è prima della liberazione del poolo dal peccato perché la sua redenzione è unica. Maria è fatta da Cristo in primis e in modo assoluto e fa Cristo uomo col suo fiat dell’Annunciazione ratificato sul Calvario. Maria collabora alla redenzione della Chiesa in quanto popolo redento. E’ fondamentale il ruolo di Maria nella redenzione. Senza la sua cooperazione in actu primo non ci sarebbe la cooperazione umana in actu secundo. In Cristo e nella Chiesa si legge il dato del “sacerdozio” di Maria. Maria è l’archetipo che la Chiesa imita . Maria segue Cristo, ma precede la Chiesa. Il sacerdozio di Cristo è mediazione sacrificale di Colui che offre se stesso. Sacerdote in quanto mediatore tra Dio e gli uomini. Il sacerdozio della Chiesa. Comune e sacerdotale. Ci sono partecipazioni ontologicamente diverse all’unica fonte sacerdotale che è Cristo. Lumen Gentium dichiara il concurrunt dei fedeli al sacerdozio di Cristo in riferimento alla Mediator Dei di Pio XII si capisce cos’è il sacerdozio comune dei fedeli. Pio XII chiarisce che il sacerdote va all’altare come ministro di Cristo. Il popolo di Dio raggiunge il sacrificio di Cristo non nel senso che compie il rito liturgico, ma unisce i suoi voti di lode, espiazione e ringraziamento a quelli del sacerdote. Il fedele di Cristo raggiunge l’oblazione di Cristo nella misura in cui offre se stesso. Questa dottrina distingue il sacerdozio interiore dei fedeli e quello esteriore del solo sacerdote. Nel sacerdozio di Maria, sicuramente non ministeriale, si considera la sua unicità corredentiva. Il sacerdozio di Maria attinge a quello di Cristo nel farsi della redenzione. Maria iscrive la sua missione in quella redentiva dell’Agnello. L’apice del sacerdozio di Maria è la sua offerta sacrificale. Di Gesù in quanto madre e di sé in quanto pura e immacolata. Un sacrificio tipico a favore della Chiesa. Exemplum (esemplarità causale), tanto di quello ministeriale che comune. Il sacerdozio di Maria è superiore a quello ministeriale e comune. Al primo poiché l’offerta di Maria al Calvario quantunque non ministeriale è più grande di quella del presbitero. Al Calvario tutta la Chiesa è in Maria. Lei non fa al Calvario quello che fa il prete alla Messa, ma è l’Ancilla Domini, coopera all’offerta del sacrificio. Posta nell’atto primo della redenzione è superiore cronologicamente ed ontologicamente a quello della Chiesa. Posta in un piano diverso e più alto. Precede l’offerta del sacerdote dandogli un modello di offerta. Cristo è l’attore principale. Maria è coattrice cooperante a questo sacrificio. Il principio materno precede e genera quello petrino. La presenza unica di Maria al Calvario ci fa distinguere due attori: il presbitero e il fedele. Il presbitero non rappresenta Maria ma nemmeno la ignora. Cristo figlio di Dio e di Maria. Anche il presbitero presuppone Maria in un piano presacramentale. La questione teologica è il sacrificio di Maria. Scheeben ha parlato di funzione “diaconale” di Maria. Maria Sposa di Cristo, Madre, non quale capo. Il teologo tedesco aveva anche evidenziato la problematicità del titolo di Maria "sacerdotessa". Il sacerdote è Cristo e offre il sacrificio in quanto capo della Chiesa. Maria è la Chiesa sposa, popolo che si unisce al capo per mezzo del sacerdote. Ora Maria è solo sposa come i fedeli o ha una relazione con Cristo differente proprio in virtù della sua cooperazione sacerdotale? Il concetto di sacerdozio dopo Cristo si realizza pienamente in Maria. Dopo Maria nei sacerdoti e nei fedeli. Sacrificio Incarnazione e sacerdozio vanno insieme e Maria è al centro, dice Benedetto XVI. Cristo per mezzo della sua offerta fu reso perfetto. La dimensione esterna del sacrificio è trasformata da questo contenuto interiore. “Cristo offri sé stesso”. In Lumen Gentium 58 si evoca Maria ai piedi della Croce. Il Magistero sull’offerta sacrificale di Maria da Leone XIII a Benedetto XVI. “Se la B. V. Maria assistette Gesù ala morte, ciò non avvenne senza un disegno divino”. Acconsentì all’immolazione, immolò il Figlio. Il tema ripreso d Giovanni XXIII da Paolo VI in Marialis cultus che parla di volontà oblativa unica di Maria. Giovanni Paolo II parla di Cristo che compì sulla Croce il sacrificio unico e perfetto del quale ebbe parte attiva Maria. Accanto al crocifisso si associò al suo sacrificio. Si offrì e lo offrì al Padre. Ogni Messai pone in comunione intima con Lei. Massimo valore alla cooperazione al sacrificio. Evangelium vitae riprende questo tema. Socia Christi e accanto a Cristo è la Socia Redemptionis. E’ madre dei presbiteri e dei fedeli. In Cristo quale socia entra nella ministerialità del presbitero, non come ministro, ma socia. Maria unisce quale madre il sacerdote a Cristo Non è una superiorità di grado ma ontologica perché solo lei, immacolata, viene posta in modo più alto del presbitero. L’Immacolata appartiene all’ordine ipostatico che precede quello sacramentale della Chiesa. Maria genera il presbitero lo educa, lo assiste, lo santifica. Il sacerdote non può non essere devoto di Maria, figlio di Maria. Assistito da Lei nella funzione di capo a favore della Chiesa. Maria assiste come socia il sacerdote nella Messa. In essa torna presente il sacrificio della madre nell’unico sacrificio del Figlio. L’amore a Maria santifica il sacerdote. La sua verginità preserva il celibato del sacerdote. L’amore a Maria è santificante per la vita sacerdotale: unisce intimamente il sacerdote a Cristo.

pamab


Il sacerdozio è un focolare dal quale scaturisce una grazia sovrabbondante


Mons. Mauro Parmeggiani introduce i lavori del terzo giorno del convegno sul sacerdozio.

Sintesi: questo convegno è un vero servizio per il popolo di Dio. Anche il presbiterio chiede chiarezza di dottrina per capire meglio la sua identità in un contesto post moderno.

Il sacerdote deve essere gaudium et spes per tutti coloro che incontra. Così fu per il Santo curato d’Ars, così fu per P. Kolbe e P. Pio di cui parlerà il p. Manelli più tardi.

Il popolo di Dio sente oggi una santa nostalgia del sacerdote. La crisi vocazionale, oggi, fa accettare molti compromessi. Meglio la nostalgia che la nausea, ecco perché ci vuole una solida spiritualità. Il sacerdozio non dev’essere interpretato solo come servizio per quanto importante e funzionale. L’amore del Cuore di Cristo chiede al presbitero partecipazione, immedesimazione all’amore di Cristo. Benedetto XVI parla dell’ermeneutica della continuità. Dove c’è stata si è avuta una fioritura. Il Concilio ha voluto parlare de dialogo tra fede e ragione da sviluppare con chiarezza e nel discernimento degli spiriti. Il presbitero che si confronta con la postmodernità deve coltivare l’immagine di Chiesa e di appartenenza alla Chiesa che il papa richiamò ricordando Maria come essenza della Chiesa in mondo non deformato. In questo contesto possiamo dire chi è il sacerdote oggi. Il sacerdote è configurato ontologicamente a Cristo pastore, capo e servo. L’uomo che sacramentalmente è configurato a Cristo sacerdote. L’uomo che ha ricevuto una chiamata divina, una vocazione, un “dono e mistero” che supera infinitamente l’uomo. Nessuno può attribuirsi quest’onore se non chi è chiamato da Dio come Aronne. Il sacerdote sa che va nel mondo ma per fare discepoli di Cristo. Non può andare nel mondo e farsi se stesso mondo e confermarlo nella sua mondanità. Il sacerdote non deve essere timoroso e arrendevole. Per il presbitero oggi è importante ricordare che il sacramento dell’Ordine imprime il carattere sacramentale. Significa essere rivestiti dal suo sacerdozio. In questa epoca post moderna pur non essendo indifferenti alle circostanze nelle quali si vive, i presbiteri devono rinnovare maggiormente la consapevolezza di ciò che si è mettendo in secondo luogo le sole capacità umane. Occorre riaffermarlo anche ai seminaristi. Il potere conferito al sacerdote è di ordine soprannaturale. Il sacerdozio è un focolare dal quale scaturisce una grazia sovrabbondante. Il sacerdote è una cosa sola con Gesù. Alter Christus.

pamab

venerdì 11 dicembre 2009

L’offerta del sacrificio nel sacerdozio cattolico e la concezione rahneriana

P. Giovanni Cavalcoli riafferma la sacralità del sacerdozio. Si rifà alla Lettera agli Ebrei e la confronta con la tesi di Karl Rahner.

Abstract: Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza. Il sacro è ciò che si trova nell’orizzonte del divino. Il sacro è funzionale al santo. Il santo attiene intimamente alla vita divina, mentre il sacro è funzionale al divino. Il sacro per la sua somma preziosità non dev’essere contaminato. Ecco la sacra tradizione. Si estende al rispetto della patria, dei defunti, etc. Le civiltà decadono quando il sacro non si rispetta o si sacralizzano realtà che non lo meritano. Rahner ha una visione confusa e contraddittoria del sacerdozio e del sacro, Non vede la specificità del sacerdote al sacro. Confonde il suo ruolo con quello dei laici. Crede che tale funzione ha addirittura una base biblica. Sposa la visione protestante. Funzione di culto senza mediazione. Rahner non considera i poteri della consacrazione e della remissione, ma il mandato della Chiesa come il pastore “scelto” dalla comunità. Il punto di partenza per determinare il sacerdozio non è la chiesa, essendo il sacerdozio che fonda la Chiesa. Per Rahner il sacerdote non è un offerente ma un predicatore. Rahner riconosce lo specifico del sacerdozio, ma dichiara che non è fondamentale. L'errore fondamentale di Rahner è la concezione di Cristo e del suo sacerdozio. I problemi della teologia di oggi provengono in gran parte dalla teologia di Rahner.

pamab

Il sacerdote santo tra le politiche e le sfide della post-modernità


Mons. Luigi Negri, vescovo di S. Marino parte dal filo d’oro sulla realtà del sacerdote. Educato nella Chiesa milanese, quindi tradizione ambrosiana e carolina, dichiara che il sacerdote è generatore e rigeneratore del popolo di Dio. Esso non nasce dalla carne e dal sangue, ma dallo Spirito Santo di Dio. Questo stesso popolo deve essere educato.

Abstract: Non si crea vita nuova senza educarla. Il vertice della paternità e maternità naturale è anche nella capacità educativa. Intuizione della Mater et magistra di Giovanni XXIII. Il prete vive perché si realizzi un popolo cosciente della sua identità. Vivere la vita in funzione di Cristo si chiama missione. Esempio di Giovanni Paolo II che visitando Norcia e rievocando S. Benedetto disse che l’eroico diventasse quotidiano perché il quotidiano diventasse eroico. Il prete vive per questo. La presidenza indica solo una funzione ministeriale del prete, ma il prete ha una funzione ontologica e vive la sua spiritualità come identificazione obiettiva, affettiva, morale e intellettuale a Cristo. Funzione generatrice ed educativa. I padri dell’Oriente cristiano dicevano che il sacerdote porta avanti e realizza la funzione materna della Vergine Maria mentre l’episcopato esercita la funzione paterna. Senza vescovo non c’è il popolo di Dio ma la setta. Nella misura in cui il popolo è in comunione col vescovo i sacerdoti attuano la funzione della Madre di Dio. La logica del suo agire è il rendere presente Cristo come fatto obiettivo. Un’ermeneutica non centrata sulla missione è fallace. La missione è il grande e fondamentale valore non negoziabile. Le Crociate sono state o no un avvenimento missionario? Ci sono realtà esenti dall’annunzio cristiano. La missione è il punto radicale di espressione dell’identità della Chiesa. Il movimento che rende sempre più forte la Chiesa. L’intelligenza che ha guidato il mondo alla modernità è diabolica. L’uomo moderno è colui che ha bisogno di se stesso per esistere. Per sua natura la modernità è anti ecclesiale e anti cristiana. La Chiesa rappresenta quel dato di conservazione di uno status umano e culturale. Il concetto di Ancien Régime formulato dalla mentalità rivoluzionaria non era mai esistito ma fu la molla per il superamento. La Chiesa accetta ad esistere nel momento in cui era parte dello Stato. “Libera Chiesa in ibero Stato” esprime la volontà di immedesimazione della Chiesa nella struttura statale. Dottrina Sociale della Chiesa come momento significativo della vita della Chiesa che da le ragioni della sua vita. Il postmoderno è il fallimento della modernità. Irrealistico era stato il punto di partenza della modernità. Uno dei fattori fondamentali della crisi di oggi è il relativismo teologico che prende distanze dalla verità. La riscoperta della missione cristiana nel mondo postmoderno è un impegno per la verità. I padri conciliari furono posti di fronte a una grande sfida. Capire la natura della Chiesa. La Chiesa non può avere un’altra preoccupazione se non quella di incrementare un’intelligenza coerente della fede. Anche l’uomo contemporaneo ha bisogno di Cristo e della sua Chiesa. Questa è l’ermeneutica della continuità. Non comprensione astratta e oggettiva di Cristo ma comprensione che il mondo deve rifarsi a Gesù Cristo. Al di sotto delle ideologie c’è il cuore dell’uomo che tende al mistero.

Nel cuore di tanti regimi totalitari e società opulenti l’uomo resiste e si nota un risveglio religioso. Riaprire il dialogo tra Cristo e il cuore dell’uomo. Dire la verità significa parlare al cuore del’uomo coinvolgendo l’uomo in un’esperienza di vita nuova che corrisponde alla sua attesa umana, esigenza d’uomo. Allora è necessario capire che la Chiesa deve prendere la sua parte tra cultura della morte e cultura della vita. S. Ambrogio diceva: “Da quando sono cristiano sono più uomo”. C’è un ethos della carità che esprime la fede e che Benedetto XVI ha insegnato nella Caritas in veritate. Diversamente è un emotivismo che non segna la storia.

Parlare ai cristiani si parla anche agli uomini di buona volontà. Più la ragione cerca il mistero, più si prepara al mistero. La Chiesa di oggi offre agli uomini una possibilità i vera umanizzazione. L’amore ama chi dice all’altro “tu puoi non morire” la tua vita è utile perché appartiene al mistero di Dio. Nell’impeto missionario troveremo la letizia che è il segno antropologico più concreto della nostra fede. “Sono lieto perché Cristo vive in me”.

pamab