mercoledì 29 maggio 2013

La Chiesa riparte da Fatima



(di P. Serafino M. Lanzetta su  II Settimanale di P. Pio e  conciliovaticanosecondo.it).


Di solito le cose importanti passano sotto silenzio. Così è successo con una notizia che poteva occupare le prime pagine dei giornali, almeno di quelli cattolici, ma che ha interessato appena qualche trafiletto. Questa la grande notizia: lo scorso 13 maggio il Patriarca di Lisbona, Sua Em.za José Policarpo, ha consacrato il Pontificato di Papa Francesco alla Madonna di Fatima, durante la S. Messa solenne nella Cova da Iria, come espressamente richiesto dallo stesso S. Padre. Il giorno prima, invece, l’Arcivescovo di Rio de Janeiro, Mons. Orani Tempesta, ha consacrato alla Madonna di Fatima la prossima GMG brasiliana. 

C’è sicuramente un filo rosso che cuce questo ministero petrino, iniziato con l’elezione del 13 marzo 2013, con la situazione del tutto peculiare della Chiesa nel suo seno, partendo proprio dall’atipicità di due papi, di cui uno emerito, colpito a morte ma senza morire e il suo successore che ama presentarsi quale vescovo di Roma, vestito di bianco. Papa Francesco di recente ha ricevuto in visita privata il segretario di Giovanni XXIII, Mons. Capovilla, uno degli attori importanti in quel 1960, stabilito da Nostra Signora per rivelare la terza parte del segreto di Fatima, archiviato però per volontà di Papa Roncalli e pubblicato solo nel 2000, per volontà del B. Giovanni Paolo II, durante la beatificazione a Fatima dei due pastorelli, Giacinta e Francesco. 

Il gesto compiuto da Papa Francesco è di primaria importanza per tutta la Chiesa. Anzitutto ci dice, con toni nuovi e peculiari, una cosa fondamentale: Fatima non è una pagina di storia che appartiene ormai al passato. Così sembrava quando, nella spiegazione della terza parte del segreto, nell’anno 2000, si disse che la visione della «città mezza in rovina», con tanti morti, tra cui vescovi, religiosi e religiose, riguardava il secolo XX, il secolo dei martiri. 


martedì 28 maggio 2013

Avrò cura di te. Dialogo sui valori non negoziabili



(di Andrea Giannotti su Corrispondenza Romana) 

La difesa della vita. Tema di un’attualità drammaticamente costante, affrontato spesso dall’Associazione Famiglia Domani, ma che oggi, alla luce delle iniziative che hanno avuto luogo a Roma, tra cui la terza Marcia per la Vita, assume una dimensione particolare. In tal senso, la presentazione di Avrò cura di te. Custodire la vita per costruire il futuro (Fede&Cultura, Verona 2013, pp. 140, 12,80 euro) ultimo libro di Padre Serafino M. Lanzetta dei Francescani dell’Immacolata, ha rappresentato un importante contributo alla crescente presa di coscienza circa l’urgenza di tutelare e promuovere la vita.

Dopo un’introduzione di Virginia Coda Nunziante dell’Associazione Famiglia Domani, l’autore ha indagato la dimensione filosofica del bene della vita citando l’Evangelium Vitæ del Beato Giovanni Paolo II ed il suo appello per «una generale mobilitazione delle coscienze per una grande strategia per la vita» ed esortando i cristiani a dialogare con tutti in forza del riconoscimento di valori non negoziabili. È stata sottolineata l’inconsistenza e la vacuità di una concezione di libertà intesa come mera emancipazione di sé a tutti i costi. Un’idea di libertà, svincolata dalla Verità e da Dio, che si traduce nell’arbitrio del più forte sul più debole e nell’intolleranza verso quanti non hanno voce, il bambino non ancora nato o quei malati che si vorrebbe sopprimere.

Padre Lanzetta ha evidenziato un incomprensibile accanimento contro la vita, ossia proprio contro quel bene che è presupposto di ogni altro bene. Il discorso si è poi allargato ai c.d. valori non negoziabili; valori di per sé stessi evidenti che non abbisognerebbero di alcuna giustificazione, ma presupporrebbero la conoscenza morale.

Tuttavia in un’epoca socialmente e moralmente fragile, è necessario ricercare le forme migliori per presentare tali valori ed è utile per prevenire le critiche laiciste, rammentare l’insegnamento degli scolastici secondo cui la Verità è adeguamento alla realtà. La difesa della vita è un aspetto chiave. Senza la comprensione del valore vita ed il rifiuto di valutazioni squisitamente soggettive, non potranno essere adeguatamente compresi tutti gli altri valori. L’analisi si è sposata allora sulla dimensione politica del problema e, in particolare, sui famigerati “cattolici adulti”. Gli appartenenti a questa categoria teologico-anagrafica sostengono che la libertà che caratterizza la fede ne consente la separazione rispetto alla realtà temporale, ma qui si annida un errore molto insidioso, cioè l’idea che la ragione possa essere autonoma dal Creatore e dalla legge morale. Al contrario, non sono i valori non negoziabili che vanno ricondotti alla fede, ma viceversa! Nel clima esagitato del post-concilio si è alterata la nostra percezione di questi valori e qualcuno ha ritenuto di stabilire un ordine gerarchico ed una gradualità.

La realtà è che i valori non negoziabili costituiscono la verifica della fede, della teologia, del dialogo culturale ed ecumenico.Come si può pensare di presentare Dio e la Chiesa senza riconoscere i fondamenti essenziali della legge naturale? Alla luce di tale considerazione, risulta evidente la difficoltà di una conciliazione con il mondo protestante e le sue attuali convinzioni.

La suprema occasione di incontro e di sincronizzazione della ragione e della Fede cattolica è la vita. Essa viene da Dio e in tanto è sacra. Padre Lanzetta ha proseguito ammonendo affinché la difesa della vita impegni tutti i cristiani, senza vincoli politici e senza anagrafe della cattolicità, ricordando che dietro ad ogni attacco, anche quelli non immediatamente diretti contro la fede o contro la Chiesa, c’è sempre la mano diabolica che vuole corrompere la purezza della fede. In conclusione, l’autore ha fatto un ulteriore richiamo a Giovanni Paolo II ed al suo avvertimento per cui ogni attentato contro la vita è un attentato contro la pace e contro Dio.

Andrea Giannotti

giovedì 23 maggio 2013

Fatima è anche qui



Aspettando la Processione 
(di p. Serafino M. Lanzetta, sul Corriere fiorentino, del 23.05.2013).


C’è una grande notizia che purtroppo è passata quasi sotto silenzio: lo scorso 13 maggio a Fatima il Patriarca di Lisbona, Sua Em.za José Policarpo, ha consacrato il ministero petrino di Papa Francesco a Nostra Signora di Fatima, come espressamente richiesto dallo stesso Pontefice. Il giorno precedente, invece, l’Arcivescovo di Rio de Janeiro, Mons. Orani Tempesta, sempre nella Cova da Iria, ha consacrato alla Madonna di Fatima la prossima Giornata Mondiale della Gioventù brasiliana. 

Due sono le cose notevoli da sottolineare: la centralità di Fatima nell’ora attuale della Chiesa e la bellezza e la necessità della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, via che ci conduce a Dio, come assicurato dalla Madonna ai tre Pastorelli. 

Sembrava, di fatto, che il Messaggio della Celeste Signora, venuta in Portogallo nel lontano 1917 a chiedere la consacrazione della Russia al suo Cuore per evitare che l’Impero sovietico spargesse nel mondo gli errori dell’ateismo e del materialismo e la pratica dei primi sabati del mese in riparazione dei peccati commessi contro il suo Cuore, fosse ormai una pagina già archiviata della storia del secolo più lungo, il XX, giustamente definito il «secolo dei martiri». Soprattutto la visione che accompagnava il Messaggio della Madonna, il celebre «segreto di Fatima», sembrava ormai, nella sua rivelazione integrale dell’anno 2000, che fosse già da archiviare e tale da lasciare spazio a nuove rivelazioni private, che proseguissero in quel solco. Ma così non è. Quella «città semidistrutta», attraverso le cui rovine passava ansimante un «vescovo vestito di bianco», oltre a raffigurare il secolo più travagliato per la Chiesa, poteva alludere anche ad altre realtà, alla Chiesa stessa, alla Chiesa nel suo intimo, attraversata da una dolorosa crisi di fede accompagnata a una crisi morale. Questo ebbe a dire Papa Ratzinger pellegrino a Fatima nel 2010. Fatima non era una profezia già compiuta e destinata a passare. Era un lembo di cielo aperto sugli scenari futuri. 

Così finalmente il gesto di Papa Francesco ricolloca Fatima nel seno della Chiesa e riaccende la speranza per tutti noi, quella speranza che è il Cuore Immacolata di Maria, per la Chiesa e per il mondo. Recitava così il testo della consacrazione del Papa a Maria: «Siamo ai tuoi piedi, i Vescovi del Portogallo insieme a questa moltitudine di pellegrini, nel 96° anniversario della Tua Apparizione ai Pastorelli in questa Cova da Iria, per realizzare il desiderio di Papa Francesco, chiaramente manifestato, di consacrare a Te, Vergine di Fatima, il suo Ministero di Vescovo di Roma e Pastore universale. Perciò consacriamo a Te, o Signora, che sei Madre della Chiesa, il Ministero del nuovo Papa…». 

Di più, è da notare che l’accento è posto sul termine “consacrazione” e non semplicemente “affidamento”, certamente molto più povero se non addirittura riduttivo. La Madonna chiese espressamente la consacrazione al suo Cuore: uno strumento umile, che a molti fece e fa sorridere, dinanzi alla prepotenza del male, ma uno strumento di Dio, presente nella Tradizione della Chiesa sin dai Padri e dal grande S. Giovanni Damasceno; una via eccezionale della grazia per evitare le più grandi catastrofi morali e spirituali del secolo scorso, i cui rigurgiti oggi si sono palesati in un nichilismo di massa. Fatima è ancora al centro della Chiesa e ci auguriamo anche nei cuori di tutti i Pastori e dei fedeli. 

Perché questo Appello della Madonna di Fatima venga sempre più conosciuto e diffuso anche nella nostra città, sabato prossimo 25 maggio dedicheremo, nella Chiesa di Ognissanti, un giorno intero alla spiritualità e alla devozione mariane basate sul Messaggio di Fatima. Momento culminante di questa giornata sarà la processione cittadina con la statua della Madonna di Fatima, attraverso le vie del centro storico: alle 16,30 partiremo dalla Chiesa dei SS. Michele e Gaetano e raggiungeremo poi la Chiesa di Ognissanti, dove sarà celebrata la S. Messa e a conclusione ci sarà la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Ancora una volta, seguendo l’insegnamento di Papa Francesco, vogliamo incoraggiare la pietà popolare, mariana in questo caso, e darle il suo giusto e preminente posto nella vita dei fedeli, perché la fede sia sempre unita alla vita: la informi e la illumini. 

Che il Cuore di Maria diventi il Cuore della Chiesa, di ciascun figlio di Dio, per amare il Signore nel modo più vero e perfetto. Sempre ad Jesum per Mariam


p. Serafino M. Lanzetta, FI 

mercoledì 8 maggio 2013

Il monologo della Massoneria



Il 7 marzo 2013 p. Serafino M. Lanzetta pubblica un articolo sul «Corriere Fiorentino» dal titolo Quell'incompatibilità tra Chiesa e Massoneria. Ad esso replica in data 26 marzo Moreno Milighetti, con un pezzo dal titolo Chiesa e Massoneria, l'ora del dialogo. A quest'ultimo risponde, il giorno 7 maggio 2013, sul medesimo giornale, p. Paolo M. Siano, esperto della Massoneria. L'articolo per errore era stato attribuito a p. Serafino M. Lanzetta. Sul «Corriere Fiorentino» dell'8 maggio 2013 la precisazione circa la paternità di quest'ultimo intervento, che riportiamo integralmente di seguito.



Caro Direttore, 

vorrei fare qualche osservazione sull’articolo Chiesa-Massoneria: l’Ora del Dialogo scritto da un noto massone fiorentino, pubblicato su questo giornale nel marzo scorso, in seguito alla presentazione di due miei libri ad Ognissanti sulla Massoneria. Riassumo, in breve, alcune tesi di quell’articolo: 1) i contrasti tra Massoneria e Chiesa hanno radici storiche e sono dipesi dall’opposizione del Papato all’Unità d’Italia, ma ora tali contrasti non hanno ragione di esistere (infatti il Papato non ha più potere temporale). 2) I massoni non fanno alcun giuramento. 3) La Massoneria non ha nulla a che fare col relativismo. 4) La Massoneria è “scuola” di dialogo, di rispetto e di scambio di idee. 5) Lo strumento massonico del «dubbio» aiuterebbe i credenti; come dice «un grande cardinale cattolico», in ognuno di noi c’è un credente e un non-credente. 6) La tolleranza massonica «aconfessionale» sarebbe l’antidoto contro l’integralismo e il totalitarismo. 7) La Massoneria, come la Chiesa, sostiene la difesa di «valori tradizionali». 8) È  «l’ora del dialogo».

Ora mi permetto di replicare a ciascuna delle tesi su enunciate, punto per punto (i numeri tra paretensi si riferiscono alle tesi su enunciate, ndr): 

 1) L’incompatibilità e i contrasti storici tra Massoneria e Chiesa hanno in realtà profonde radici di carattere filosofico, teologico e spirituale, e permangono tuttora. Il “DNA” o l’ “essenza” della Massoneria comprende questi tre elementi oggettivi, tra loro fortemente intrecciati: a) un umanesimo adogmatico e mètadogmatico [cioè che pretende di “scavalcare” (come la bara di Hiram?), o superare, tutti i dogmi religiosi ed etici], un umanesimo che, di fatto, è soggettivista e relativista; b) una ritualità che pretende un’efficacia sacrale (ossia: mettere in contatto la Loggia e il singolo massone con una qualche presenza “sacra”), ontologica e psicologica sul singolo massone e sulla Loggia; c) un esoterismo gnostico che vede nelle scienze “esoteriche” (Alchimia, Cabala, Ermetismo, gnosticismo, ecc.) la chiave, la via, il mezzo per la ricerca interiore del proprio “Sé” o “Io” divino. 

2) Dal ‘700 i massoni fanno giuramenti, promesse o obbligazioni solenni al cospetto del Grande Architetto dell’Universo. È certo che nel ‘700 i rituali e giuramenti massonici obbligavano i massoni al segreto iniziatico sotto pena di morte in caso di spergiuro e tradimento. Quelle frasi rituali erano soltanto “simboliche”? È chiaro che quei giuramenti massonici costituiscono uno dei motivi per cui nel 1738, Papa Clemente XII promulgò la prima bolla di condanna contro la Massoneria. 

3-5) Il “relativismo” pratico e il «dubbio» sono gli strumenti, ora impliciti ora espliciti, con cui i massoni, di fatto, sradicano l’adesione (ferma e certa) dei fedeli ai dogmi religiosi ed etici. Ovviamente se qualche ecclesiastico mostra sintonia con il pensiero massonico, costui viene lodato dai massoni in antitesi agli “integralisti” (ossia coloro che zelano chiaramente la Fede e il Dogma cattolico). 

6) La “tolleranza” massonica, «aconfessionale», genera praticamente relativismo e secolarismo e ciò non aiuta affatto i credenti, sia nella loro vita privata che in quella pubblica. 

4) La Massoneria non è semplicemente un club umanista e dialogico, bensì un’associazione iniziatica ed esoterica con gradi e rituali, non sempre conoscibili dal pubblico profano. In nome della libertà di pensiero e di ricerca, i massoni amano mettere in dubbio i dogmi cristiani, tuttavia non sopportano che i profani indaghino le loro strutture iniziatiche (Riti, rituali, gerarchie, esoterismo). I massoni amano la “trasparenza” solo per quel che concerne la filantropia e una qual certa dialogicità. Ma del “volto” iniziatico ed esoterico, essi cercano di mostrare il meno possibile. Può accadere anche che alcuni massoni rifiutino a studiosi profani riviste, scritti, libri in cui autori massoni approfondiscono i contenuti iniziatici di riti, rituali, simboli e leggende massoniche; si tratta di contenuti che attingono al “mondo” gnostico: Alchimia (“spirituale” o “interiore” o esoterica), Ermetismo, Cabala, gnosticismo. 

7) Quali sarebbero quei «valori tradizionali» che – secondo il massone fiorentino – la Massoneria può difendere insieme alla Chiesa? Cosa si intende per «Tradizione»? Forse la “tradizione” secondo Julius Evola e René Guénon? Evola e Guénon sono due esoteristi molto in voga in ambienti massonici italiani e francesi. 

Concludendo: 8) in un eventuale dialogo Massoneria-Chiesa, proprio in nome della «trasparenza» vantata da vari Massoni, sarebbe necessario discutere anche degli aspetti iniziatici ed esoterici della Massoneria (circa i Tre Gradi fondamentali + gli Alti Gradi o Riti). Per un autentico dialogo, i massoni dovrebbero mettere a disposizione degli studiosi profani i testi richiesti (rituali, libri, riviste, quaderni dell’Ordine e dei Riti, ecc.). In caso contrario il “dialogo” risulterebbe piuttosto un monologo di parte massonica.

p. Paolo M. Siano, FI

sabato 4 maggio 2013

Dal finito all'Infinito. La ragione ci parla di Dio



Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta per l'Anno della Fede

Terza Puntata




La verità è il Creatore. La verità è Dio


sabato 27 aprile 2013

La vita come dono, in marcia per la sua difesa




(di Michele Lanzetta su Riscossa Cristiana) 

Con la superbia Lucifero scelse di perdere amore, bontà e bellezza. Oggi, con la superbia, l’uomo sceglie di essere divorato dalle fauci del peccato a tutti i costi, chiamandolo “diritto” e “dignità”. Un diritto spesso camuffato da un concetto arbitrario di libertà, che, mascherata di buonismo, diventa sempre più intollerante verso gli indifesi ed impone l’opinione del più forte.


La vita soprattutto come “dono” e la libertà come possibilità di “accogliere sempre la verità” sono gli aspetti che caratterizzano “Avrò cura di te. Custodire la vita per costruire il futuro”, il nuovo lavoro editoriale di Padre Serafino Maria Lanzetta rientrante nell’importante collana di Fede & Cultura, «I libri del ritorno all’ordine», diretta da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro.

«Viviamo in un mondo libero e multiculturale - spiega Padre Serafino - che permette a ciascuno di essere quello che vuole. Ma è un mondo chiuso, soprattutto ai più deboli, che sono privi anche della voce per potersi difendere. E’ un mondo in cui è sempre più difficile entrare, a causa dell’aborto, e sempre più facile uscirci, per l’eutanasia. E’ una società dominata dall’individualismo e piena di contraddizioni. Chiudersi a Dio, però, significa chiudersi alla verità prima, che è la vita». 

Ai nostri giorni si venera tanto il corpo, ma nel contempo si cerca di annichilirlo prima della sua venuta al mondo. Oppure, in nome di un risparmio di sofferenze, si cerca di farlo dipartire prima della sua fine naturale. Contraddizioni illogiche ed assurde, queste, che si specchiano in azioni politiche che hanno la volontà di sovvertire ciò che è secondo natura. «Esigere di essere ciò che Dio non ha fatto, di fare ciò che non è conforme alla dignità della persona umana e alla natura creata da Dio, di eliminare ciò che non ci conviene ma che è vita, un cuore che pulsa, significa semplicemente trascinarsi e trascinare altri, incauti osservatori e loquaci protagonisti, verso il baratro», dichiara il teologo francescano. 

Si vogliono ribaltare i principi fondamentali della vita e della convivenza: molti figli di questa ideologia, per esempio, non dovranno più avere un padre ed una madre come da normalità, ma un genitore A ed un genitore B. Ma dove si andrà di questo passo? Qual è la strada da seguire per uscire da questo vicolo cieco? «All’origine di tutto c’è il “dono” di Dio - afferma Padre Serafino Lanzetta - La nostra vita è il dono iniziale e foriero di ogni altro bene. Se la si protegge si edifica la società. Far nascere un bimbo, accudirlo, è assicurare il vero bene dell’uomo, oggi e domani. Per il semplice fatto che se manca la vita, o se essa è indifesa, niente più sarà veramente umano. Non varrà più la pena vivere. L’esistenza verrà ingoiata, da un momento all’altro, dall’improvvida morte, la quale è sempre al nostro fianco». 










E proprio in difesa del valore universale del diritto alla vita il prossimo 12 maggio 2013 si terrà a Roma la III edizione della “Marcia Nazionale per la Vita”, iniziativa volta ad affermare la sacralità della vita umana e la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale e finalizzata a contrastare qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata ed inalienabile. 

«Si tratta anche e soprattutto di esprimere la nostra protesta contro l’uccisione degli innocenti, che in Italia è stata legalizzata dalla legge 194 del 22 maggio 1978 - spiega Virginia Coda Nunziante, portavoce della “Marcia Nazionale per la Vita” 2013 - Il nostro rifiuto dell’aborto, e della legge che lo legalizza, è totale, senza eccezioni e senza compromessi». 

L’appello alla partecipazione è rivolto non solo ai cattolici, ma a tutti coloro che riconoscono l’esistenza di una legge naturale, scritta nel cuore di ogni uomo, che proibisce l’uccisione dell’innocente. L’aborto non viola solo la morale cattolica, ma la legge naturale, valida per ogni uomo, in ogni epoca e sotto ogni latitudine. 

Questo spiega come lo scorso anno si sia registrata la partecipazione di cittadini italiani evangelici, ortodossi e buddisti, ma anche dichiaratamente atei. L’edizione 2013 della Marcia si concluderà a Castel Sant’Angelo e non in Piazza San Pietro, proprio per sottolineare il carattere non confessionale dell’iniziativa, aperta a tutti gli uomini di buona volontà.

Michele Lanzetta

venerdì 19 aprile 2013

Avrò cura di te di padre Serafino M. Lanzetta



(di Cristina Siccardi su Corrispondenza Romana) 

Ma come si è ridotto a vivere e a morire l’uomo del nostro tempo? Vive morendo e muore vivendo: è un omicidio continuo, attraverso l’aborto; attraverso la strage della ragione e l’annientamento della fede; attraverso l’eutanasia.

Perversità e vizio sono diventati i pilastri di questa civiltà che, rinnegando la sua matrice cristiana, si va autodistruggendo. Abbandonato Dio, l’uomo è in balia del grande Tentatore, che si contorna di depravazione, corruzione e dissolutezza, dando in pasto le sue vittime al caos e alla disperazione. Dove «si andrà se continua a predominare il soddisfacimento di sé, la ricerca di sé e del proprio appagamento, checché ne deriva agli altri e soprattutto ai più indifesi come i bambini?», una cultura siffatta genera una «guerra tra il soddisfacimento senza futuro e la voglia di vivere per soddisfarmi ancora. Una divisione interna alla persona è alla radice d’ogni altra oppressione» (pp. 21-22), parole amare, parole crude, parole sagge che leggiamo nel bel libro di Padre Serafino Lanzetta F.I. dal titolo Avrò cura di te. Custodire la vita per costruire il futuro (pp. 140, € 12.00); un libro che rientra nella importante collana di Fede & Cultura «I libri del ritorno all’ordine», diretta da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro.

Il corpo è idolatrato, ma nel contempo viene soppresso prima del suo iniziale vagito al mondo. Siamo nell’era delle più assurde ed illogiche contraddizioni, dove le azioni politiche hanno la volontà di sovvertire ciò che è secondo natura: «Le politiche non hanno più niente di politico e gli obiettivi più caldeggiati sono appunto quelli della sfera dei valori morali della persona. Perché? Si desidera una rivoluzione non delle sfere dell’amministrazione del bene pubblico ma del concetto stesso di bene e di male, un suo ridisegnamento» (p. 27). L’obiettivo è quello di ribaltare i principi fondamentali della vita e della convivenza: molti figli di questa ideologia, per esempio, non dovranno più avere un padre ed una madre come da normalità, ma un genitore A ed un genitore B, come il copione di un film dell’horror.

Può essere ben fiera la rivoluzione culturale sessantottina: i suoi risultati sono andati ben oltre le sue stesse aspirazioni. Dal canto suo la Chiesa non è più riuscita ad incidere sulla cultura e sulle coscienze: con il “dialogo” e l’ “aggiornamento” ha sempre più inseguito il consenso mediatico e virtuale, perdendo di vista la sua reale identità. La persona non è più fatta a immagine e somiglianza di Dio, ma ad imitazione del demonio; si ribella, dunque, al Creatore e con la superbia si fa beffe dell’Amore Infinito e della salvezza della propria anima. Con la superbia Lucifero scelse di perdere amore, bontà, bellezza; oggi, con la superbia, l’uomo sceglie di essere divorato dalle fauci del peccato a tutti i costi, chiamandolo «diritto» e «dignità». Ma come destare l’umanità occidentale da questo immane inganno? «Bisogna ripartire (…) dalla verità. Altrimenti ci autodeterminiamo a essere sterili, a vedere una Chiesa che si autocondanna a prendere il primo posto nei dibattiti pubblici ma che ha smarrito la sua identità. Dobbiamo ripartire da questa consapevolezza: la verità è per ognuno e il Vangelo è la salvezza di tutti gli uomini» (p. 33).

Non c’è altro metodo, per condurre questa folle e peccaminosa società del XXI secolo al rinsavimento e alla salvezza, che la volontà missionaria, quella che vestirono i primi Apostoli sul comando di Cristo. Si parla di «nuova evangelizzazione»; ma essa, in questi tempi di dissoluzione e decomposizione, deve essere eroica, altrimenti sarebbe vanificata. Ha detto nell’omelia papa Francesco il 14 aprile scorso nella basilica di San Paolo fuori le mura: «Non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati anche dove non vorremmo, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita». 

Cristina Siccardi

martedì 16 aprile 2013

ll Concilio Vaticano II e i tesori della letteratura cristiana




Basilica di Santa Croce - Firenze, giovedì 18 aprile, ore 17.30
Tesori della Letteratura Cristiana - Quarta edizione

Nel confronto delle interpretazioni, leggere il Concilio Vaticano II a più voci”


Per questo quarto anno di incontri abbiamo scelto di celebrare il cinquantenario del Concilio Vaticano II. Proporremo pertanto la lettura dei testi ivi prodotti scegliendo tra le pagine più e meno note al grande pubblico e che hanno segnato la storia della Chiesa. 
Le conferenze si svolgeranno secondo la consueta formula della lettura e commento da parte di un autorevole studioso del tema. Il ciclo intende dare luce alla ricchezza dell'apporto spirituale, culturale e letterario contenuto nei testi conciliari che attinge a tutta la tradizione cattolica: dai Vangeli, dai Padri e dagli scritti teologici. 
Lo spazio interpretativo è affidato a studiosi che potranno offrire nella varietà dei punti di vista nuovi e approfonditi spunti per un dibattito in sala. 
La produzione conciliare e' ancora un campo da approfondire e applicare alla vita della Chiesa.