lunedì 15 gennaio 2018

Sempre vergine? La risposta che la Chiesa si attende


Serafino M. Lanzetta, Sempre Vergine? Una rispostaChorabooks, Hong Kong-Roma 2018, pp. 113    


La verginità di Maria è stata da sempre al centro di accesi dibattiti nella storia del Cristianesimo e di negazioni eclatanti. Nomi come Cerinto, gli ebioniti, Elvidio nei primi secoli, A. Mitterer e K. Rahner, nella metà del secolo scorso e più vicino a noi R. Brown, si aggiungono alla lista dei sospettosi (o degli eretici). Elvidio al tempo di S. Girolamo negava la perpetua verginità di Maria, invece il medico e sacerdote viennese, A. Mitterer, non riusciva a capire come mettere insieme la vera maternità di Maria e la sua verginità nel parto. Le due cose si escluderebbero a vicenda, al punto che per assicurare una reale maternità sarebbe stato doveroso ammettere la rottura del grembo e le doglie del parto. Il gesuita tedesco K. Rahner, in felice dialogo con tutti, non solo si accodò a detta proposta, ma ne derivò pure che la verginità di Maria nel parto non ha un solido fondamento. È un problema! L’aggettivo “problematico/a” entrò così ufficialmente nella teologia mariana rinnovata e presto la verginità (fisica) di Maria assurse al rango del simbolo, mentre si faceva spazio la “verginità del cuore”. L’integrità verginale di Maria, specialmente in partu, era da spostare dal piano fisico a quello teologico della purezza di fede della Vergine nell’accogliere il Verbo di Dio. Il corpo non era in fondo determinante.

In ambito esegetico, l’americano R. Brown si è segnalato nel tentativo di leggere il dato del concepimento verginale non come “mito” – in questo fa un passo in avanti rispetto a molti altri – ma come espediente letterario dell’agiografo che gli consente di passare dall’Antico Testamento al Nuovo, mancando difatti la prova della sua storicità. La filiazione divina di Gesù che emerge dal Battesimo nel Giordano fornirebbe a Matteo e Luca l’aggancio letterario per risalire al momento nascosto del suo concepimento nel grembo della Vergine Maria. Non importa quindi se Gesù sia stato concepito verginalmente (questo non lo si potrebbe sapere perché i Vangeli non sono affidabili), ma che sia stato proclamato retrospettivamente figlio di Dio fin dal grembo di sua Madre. Cade come inutile la verginità nel concepimento di Cristo e di conseguenza quella nel parto. A chi interesserà poi sentire che Maria è rimasta vergine dopo il parto?

Questa prospettiva risulta tanto capziosa quanto interessante. L’Autore del saggio ne accoglie la suggestione ribaltandola per dimostrare che è vero proprio il contrario: è più logico che si parta dal concepimento verginale di Gesù per arrivare all’epifania del Giordano. Quest’ultimo evento è piuttosto la ratificazione pubblica di ciò che era già avvenuto in modo nascosto nel grembo di Maria. Bisogna rispettare la progressività della Rivelazione senza la quale i discepoli e gli agiografi non avrebbero afferrato nulla del mistero, a meno che non si risolva tutto in un racconto mitologico. La storicità dei vangeli è fondamentale e la verginità di Maria è l’inizio. Se quest’ultima si offusca o viene ridotta a puro simbolo, Gesù e il Regno Cieli da lui inaugurato – per il quale ci si fa addirittura eunuchi – diventano insignificanti. Quello che è accaduto?

La verginità di Maria è una formidabile risposta alla situazione di declino nella Chiesa della vita religiosa e del matrimonio, principiata da una scorretta visione degli stati di vita del cristiano. Oggi la fanno da padrone novelli discepoli di un monaco del IV secolo di nome Gioviniano, i quali predicano di nuovo che la verginità non è superiore al matrimonio e che ciò che conta è difatti il battesimo che tutti unifica. La vita religiosa ha perso il suo sapore e tanti suoi membri. Anche il sacramento del matrimonio non è in buona salute. Si riscontrano affinità di non poco conto tra Gioviniano e Amoris laetitia, con qualche lieve deriva più epicurea: non solo il matrimonio è pari alla verginità, ma addirittura il rapporto sessuale more uxorio è pari al matrimonio e quindi alla verginità. In fondo, se il battesimo è uguale per tutti, il premio celeste è lo stesso. Così Gioviniano esortava le vergini a lasciare il loro stato di vita!

La Chiesa si trova oggi di nuovo divisa tra discepoli di Gioviniano e veri seguaci di Cristo, incalzati entrambi da un infuocato Girolamo che dice: «La verginità è il frutto del matrimonio». Se il matrimonio è in crisi, perché ha perso di vista la castità coniugale, lo è pure la verginità e se la verginità è in crisi, perché ridotta a mero simbolo, il matrimonio non sa più cosa farsene di se stesso. Il libro di Lanzetta ci offre la risposta che la Chiesa si attende in quest’ora così travagliata. Con gli occhi rivolti alla Semprevergine Maria.

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II Edizione riveduta e aggiornata.

Il libro è disponibile su Amazon.it in formato cartaceo e E-book e su tutte le librerie on-line.

Buona lettura!

venerdì 8 settembre 2017

Quando ragione e amore s'incontrano realizzano grandi cose. Il nuovo libro di P. S. Lanzetta




È da poco uscito un nuovo libro di P. Serafino M. Lanzetta per i tipi della Casa Editrice Leonardo da Vinci: La porta della fede. Quando ragione e amore s'incontrano, Roma 2017. Il saggio con un taglio teologico-fondamentale esamina il rapporto circolare tra ragione e amore - fede e carità. Ragione e amore sono come due grandi ali dello spirito umano, due direttrici dell'essere, due pilastri del reale. Insieme in un amichevole abbraccio preparano il terreno per la sinergia di fede e carità a livello soprannaturale. La ragione senza l'amore diventa freddo calcolo matematico, mentre l'amore senza la ragione puro sentimento. Così la fede senza la carità sarà cieca, mentre una carità senza la fede un coacervo di buone intenzioni, pie ma inutili. Dio è ragione e amore, Logos e Agape. Chi trova Costui trova il vero Dio, il Tutto. Anche il mio animo infatti desidera il vero e vuole conoscere l'amore, il vero Amore. Insieme ragione e amore possono fare davvero grandi cose.



Dalla Presentazione di Mons. Antonio Livi: 

L'Autore sviluppa «un’analisi antropologica sul rapporto tra la volontà e l’intelletto, per illustrare come di fronte a un oggetto che risulta soltanto “credibile” (e quindi non evidente di per sé), la persona può credere solo se vuole: e, nel caso specifico della rivelazione divina, solo se vuole rispondere con fiducia all’Amore salvifico che gli si è manifestato attraverso la testimonianza dei Profeti, prima, e poi definitivamente con la vita e la dottrina del Verbo Incarnato. Questa analisi antropologica deve a sua volta essere completata dall’esame teologico di ciò che Dio stesso ci ha rivelato circa l’aiuto interiore che Egli assicura misericordiosamente all’uomo che deve decidersi a credere».



Dall'Introduzione:

«Il problema della fede non è la sua negazione, che può avvenire in nome della ragione. La ragione non è mai contro la fede. Anzi la fede poggia su di essa. Certamente la fede non principia dalla ragione, è un oltre, e la sua origine è nella Rivelazione soprannaturale, ma ha la ragione come presupposto noetico. La fede accetterà solo ciò che non è contrario alla ragione. Non potrà mai accettare la contraddizione o le favole. La fede, dunque, come atto umano, parte dalla ragione o, in altre parole, è un atto a partire dalla ragione, quindi dalla capacità dell’uomo di accogliere la verità nella conoscenza della realtà. La fede è reale, non ideale o un mero ideale. Ci parla della realtà, ci fa accogliere la realtà più vera, quella che si nasconde dietro le cose, e che già la ragione intravede come necessaria anche senza vederne il volto o capirne il significato. La battaglia della vita non è quella della ragione contro la fede, ma della ragione e della fede da un lato, contro il sentimento e il capriccio o gli umori dall’altro. Gli umori cambiano ma non la ragione. Se la mia fede è basata sugli umori allora è possibile “perderla”, come si suol dire. Ma non ci si può illudere di essere atei puri se non si supera comunque la tentazione di affidare ogni certezza agli umori e non piuttosto alla ragione. Se la mia ultima certezza è il mio stato d’animo presente, l’emozione, e non l’evidenza razionale, allora dovrò rinunciare anche ad essere ateo. Un vero ateo, quello che crede veramente nel suo ateismo, è un uomo che si affida alla ragione e non al sentimento».

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sabato 13 maggio 2017

Fatima: un appello al cuore della Chiesa. Un nuovo libro per celebrare i cento anni di un Messaggio attualissimo



Esce un nuovo libro di P. Serafino M. Lanzetta sull'evento-Fatima, il più importante Messaggio soprannaturale del XX secolo che ancora ci interpella. Una profezia che deve ancora compiersi, una lettura celeste degli eventi storici ed ecclesiali. Fatima ci interroga sul modo in cui stiamo vivendo la nostra fede e il nostro Cristianesimo.


Due sono i capisaldi di questo grande Messaggio: una lezione di teologia della storia - Dio ci governa e non il caso o la necessità - e la richiesta dell'offerta sacrificale per riparare i peccati commessi contro i Cuori di Gesù e di Maria. In quest'ottica si comprendono i due mezzi salvifici per eccellenza: la Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore Immacolato e i Primi Cinque Sabati del mese in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore di Dio nel Cuore di Maria.


Dalla quarta di copertina:


«Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia compiuta». Con queste parole pronunciate da Benedetto XVI a Fatima, il 13 maggio 2010, il mistero di questa grande profezia ritornava al centro della Chiesa. La terza parte del Segreto non era da leggere solo al passato, in riferimento ai martiri del XX secolo, ma era una visione di ampio respiro, riguardante il mondo e la Chiesa nel suo interno. La Russia ha diffuso abbondantemente i suoi errori nel mondo e la diga celeste che poteva arrestare lo spargere del male non ha funzionato.
Il Portogallo nel quale si sarebbe conservato il «dogma della fede» è sicuramente la Nazione portoghese, come Russia è il nome preciso di una nazione e di un’ideologia. Si potrebbe però allargare il discorso e vedere quel “Portogallo” come ogni luogo e ogni anima che, accogliendo la richiesta della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, avrebbe scampato alla rovina materiale e spirituale? Il campo è ormai devastato dal nemico. La vera fede è combattuta e si spegne. L’unica alternativa alla distruzione è il Cuore Immacolato: un luogo puro nel quale possiamo rifugiarci e così conservare la fede, la speranza e la carità; quel luogo dove abita Dio, mai sporcato dal peccato e dall’orgoglio.
Fatima è una grande lezione di teologia della storia: gli eventi non sono forze cieche che ci sovrastano, ma sono guidati dalla Provvidenza. Se l’uomo si pente e si converte, con lui cambia anche il corso della storia, altrimenti la punizione divina è inevitabile. Parole come inferno, peccato, sacrificio, castigo, per troppo tempo andate in disuso, ritornano con tutta la loro freschezza e ci interrogano. A cento anni di distanza dall’apparizione della Bianca Signora venuta dal Cielo l’evento-Fatima si impone per la sua attualità.


Per acquisti: www.casamarianaeditrice.it


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Recensioni:

1) Marco Tosatti, Fatima. Un libro di spiritualità e teologia di Padre Lanzetta su penitenza  e peccato, su Stilum Curiae.

2) Cristina Siccardi, Fatima. Un appello al cuore della Chiesa, su Corrispondenza Romana;

3) Cristina Siccardi, Scriptorium - Recensioni, su Riscossa Cristiana;

4) Corrado Gnerre, Fatima. Un appello al cuore della Chiesa, in «Il Settimanale di Padre Pio», n. 30, 30 luglio 2017.

venerdì 3 ottobre 2014

Sine Fide nihil. Fede e ragione in dialogo



Offriamo all'ascolto dei nostri lettori una conferenza di P. Serafino M. Lanzetta sul rapporto fede e ragione, tenuta ai membri del Sovrano Ordine Militare di Malta della Delegazione di Firenze, per la preparazione all'Anno della Fede, indetto da Papa Benedetto XVI nell'ottobre 2012.





Ragione e amore, fede e carità in una circolarità indispensabile

sabato 27 settembre 2014

Mercy according to Cardinal Kasper



We offer an extensive book review on the last Work of Cardinal Kasper, dedicated to the Mercy of God. Kasper's considerations on Mercy have doctrinal and pastoral implications for Marriage. Original text was published in Italian at www.chiesa and on this Blog.


If Mercy neutralizes Justice, it annuls itself
By Fr Serafino M. Lanzetta


We greet with great interest the theological effort of Cardinal Walter Kasper to restore the theme of God’s mercy not only to the centre of the Church’s preaching and pastoral approach, but - above all – to the centre of theological reflection. In his recent book on Mercy, which appeared in German in 2012 and was then translated into Italian by Queriniana (Giornale di Teologia 361) in 2013, "Misericordia: Concetto fondamentale del vangelo - Chiave della vita" [published in English under the title "Mercy: The Essence of the Gospel and the Key to Christian Life"], the German Cardinal, for many years president of the Pontifical Council for Christian Unity, parts from a bitter observation: Mercy, which occupies a central place in the Bible, has in fact fallen completely into oblivion in Systematic Theology, being treated only in an accessory manner. Up until the threshold of the 1960s it has no central place in the manuals of Systematic Theology, and in the more recent manuals it can even be totally lacking. If it does appear, it takes a place which is wholly marginal. Notwithstanding the fact that the pontificate of John Paul II gave a great impulse to the rediscovery of Mercy, as a theological and spiritual theme – thanks above all to the Polish saint, Faustina Kowalska – and that Benedict XVI made it, in a certain way, his guide, with the first encyclical on love, "Deus caritas est", the theme still remains hidden in its potential development for theology, and therefore for Christian life. Our Cardinal, then, in his text with which we occupy ourselves (5th Italian Edition, 2014), takes up this issue, and presents on a systematic level the theme of God’s Mercy.        


A Justice that retracts into Mercy?

Mercy is an indispensable medicine, it is the ingredient that is sadly lacking, but that – on closer inspection – represents the only true response to the Atheism and the ever so pernicious ideologies of the Twentieth Century. How does one announce again a God whose even existence, after Auschwitz, we would do better to pass over in silence? Historically, in Kasper’s judgement, supported by O. H. Pesch, "the idea of a chastising and vindictive God has cast many into anguish regarding their eternal salvation. The most well-known case, and a harbinger of grave consequences for History, is that of the young Martin Luther, who was for a long time tormented by the question: 'How can I find a kind God?', until he recognised one day that, in the sense of the Bible, God’s Justice is not his punitive justice, but his justifying justice and, therefore, his Mercy. On this matter, in the Sixteenth Century, the Church divided" (p. 25), and so, from that moment, the rapport between Justice and Mercy became a central question for western theology.     

mercoledì 24 settembre 2014

P. Cavalcoli rincara la dose sulla misericordia del cardinale Kasper



Giustizia e misericordia
di p. Giovanni Cavalcoli, O.P.

In un recente articolo apparso in www.chiesa il Padre Serafino Lanzetta manifesta alcune osservazioni critiche al libro del Card. Kasper “Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo – Chiave della vita”.

Dato che il libro di Kasper tocca alcuni temi teologici e morali di grande importanza e attualità, ho ritenuto bene riprendere e sviluppare le sagge annotazioni dell’illustre teologo francescano.

Innanzitutto dobbiamo condividere l’idea di Kasper che il tema della divina misericordia è una grande medicina per guarire dall’ateismo, ma non per il motivo addotto da Kasper, secondo il quale Dio non castiga ma usa solo misericordia, per cui, dopo Auschwitz, dovremmo abbandonare l’idea di un Dio che punisce.

In realtà, l’idea di Kasper è sbagliata, perché nella Scrittura l’attributo divino della giustizia punitiva è evidentissimo. Si tratta solo di intenderlo nel senso giusto, non come azione divina positiva tesa a recare pena o dolore al reo, ma si tratta di un’espressione metaforica presa dalla comune condotta umana, per significare il fatto che è il peccatore stesso col suo peccato a tirarsi addosso la punizione, così come per esempio chi eccede nel bere è “punito” con la cirrosi epatica. Questo è chiarissimo nella Bibbia. La morte non è qualcosa che consegue al peccato per un irrazionale o casuale intervento divino, ma è la conseguenza logica e necessaria del peccato, così come chi ingerisce un veleno necessariamente muore.

domenica 21 settembre 2014

Rettifiche in merito alla presentazione del libro di p. S.M. Lanzetta a Firenze



Su diversi siti internet nelle ultime ore sono apparsi alcuni interventi originati da un recente scambio epistolare tra l’avvocato Ascanio Ruschi, presidente dell’Associazione "Comunione Tradizionale", e Sua Eminenza il Signor Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, in relazione ad una eventuale Santa Messa in Rito antico da celebrarsi in occasione della presentazione del mio libro, Il Vaticano II, un Concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014.
In merito a tali interventi, non volendo entrare nella questione di principio, non posso tuttavia non fare alcune dovute precisazioni, essendo la mia persona, se non la stessa materia del contendere, un elemento non marginale di tutta la vicenda.
Devo affermare che sono sinceramente dispiaciuto per il fatto che la presentazione del mio libro sia divenuta occasione di polemica e dell’inasprimento di toni nei confronti di Sua Eminenza il Card. Betori, nella cui Diocesi ho avuto il privilegio di svolgere il mio ministero pastorale per lunghi anni e che sempre ho considerato e sentito come Pastore e Padre.
Inoltre, debbo far presente che, come si evince dalla lettera dell’Avv. Ruschi, la mia presenza era dagli stessi organizzatori considerata incerta e, aggiungo, molto improbabile, avendo necessità di un permesso scritto da parte dei superiori per recarmi in Italia: permesso che non solo non avevo chiesto, ma che preferivo non chiedere, al fine di evitare quanto temevo che si realizzasse e che i fatti hanno confermato.
Mi dissocio, pertanto, da ogni polemica, di qualunque segno, la quale non mi appartiene.
In tale contesto, tuttavia, non posso nascondere neppure di essere profondamente addolorato per quanto espresso da Sua Eminenza il Card. Betori sul mio conto, pensieri che apprendo da una lettera indirizzata a terzi, e solo dopo aver lasciato da quasi un anno l’Arcidiocesi.
Non posso certo fare la mia apologia, ma vorrei solo attestare che nel mio lavoro teologico ho sempre cercato in coscienza, con rispetto di tutte le sensibilità, di servire la Verità, e la Verità non conosce polemica, non conosce fazioni. 
Per questo non posso e non voglio permettere che la mia persona e la mia opera teologica, che ha un taglio esclusivamente scientifico, divengano bandiere di partiti da difendere o da abbattere “ideologicamente”. Se ho scritto qualcosa di errato, sono felice di rivedere il mio pensiero e di correggermi, qualora qualcuno me lo facesse notare. Ma prego chiunque avesse da rimproverarmi eventuali sviste, errori, o addirittura eresie, di volersi basare su quanto ho scritto, e non su mie presunte intenzioni.



p. Serafino M. Lanzetta

giovedì 18 settembre 2014

La misericordia secondo il cardinale Kasper



Offriamo ai lettori un'ampia recensione di p. Serafino M. Lanzetta, sull'ultima opera del Card. W. Kasper, dedicata alla misericordia, concetto chiave del vangelo e della vita cristiana.


È da salutare con grande interesse lo sforzo teologico del card. Kasper di rimettere il tema della misericordia di Dio non solo al centro della predicazione e della pastorale della Chiesa, ma soprattutto al centro della riflessione teologica. Nel suo recente libro sulla misericordia, apparso in tedesco nel 2012 e poi tradotto in italiano per i tipi della Queriniana (Giornale di Teologia 361) nel 2013, Misericordia. Concetto fondamentale del vangelo - Chiave della vita, il cardinale tedesco, per lunghi anni presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, parte da un’amara constatazione: la misericordia, la quale occupa un posto centrale nella Bibbia, è difatti caduta completamente in oblio nella teologia sistematica, trattata solo in modo accessorio. O non occupa un posto centrale nei manuali di teologia sistematica fino alle soglie degli anni 1960, o addirittura manca del tutto in quelli recenti. Se vi compare, occupa un posto del tutto marginale. Nonostante che il pontificato di Giovanni Paolo II avesse dato un grande impulso alla riscoperta della misericordia, come tema teologico e spirituale, grazie soprattutto alla Santa polacca, S. Faustina Kowalska, e che Benedetto XVI ne avesse fatto, in un certo modo, la sua direttrice, con la prima enciclica sull’amore, Deus caritas est, il tema rimane ancora nascosto nel suo potenziale sviluppo per la teologia e quindi per la vita cristiana. Il nostro cardinale, dunque, in questo suo testo, di cui ci occuperemo (5a ed. it. del 2014), raccoglie questa sollecitazione, e presenta a livello sistematico il tema della misericordia di Dio.


Una giustizia che si ritrae nella misericordia?

La misericordia è una medicina indispensabile, è l’ingrediente che purtroppo manca, ma che a ben guardare rappresenta l’unica vera risposta agli ateismi e alle ideologie così perniciose del XX secolo. Come annunciare di nuovo un Dio, di cui, dopo Auschwitz, faremmo solo meglio a tacerne l’esistenza? Storicamente, a giudizio di Kasper, suffragato da O.H. Pesch, «l’idea di un Dio castigatore e vendicativo ha gettato molti nell’angoscia a proposito della loro salvezza eterna. Il caso più noto e foriero di gravi conseguenze per la storia della chiesa è il giovane Martin Lutero, che fu per lungo tempo tormentato dalla domanda: “Come posso trovare un Dio benigno”, finché egli un giorno riconobbe che, nel senso della Bibbia, la giustizia di Dio non è la sua giustizia punitiva, ma la sua giustizia giustificante e, quindi, la sua misericordia. Su di ciò, nel XVI secolo la Chiesa si divise» (p. 25), e così da quel momento, il rapporto giustizia e misericordia divenne una questione centrale della teologia occidentale.

venerdì 22 agosto 2014

Il Cuore Immacolato di Maria: segreto dei segreti di Fatima



Oggi la Chiesa celebra la festa di "Maria Regina" e nel Rito antico la festa del "Cuore Immacolato di Maria". Offriamo ai lettori una meditazione di p. Serafino M. Lanzetta sul Cuore Immacolato di Maria, tenuta a Fatima, durante un corso di Esercizi spirituali predicati ai laici nel maggio 2013. Il Cuore Immacolato di Maria è un vero compendio del Messaggio che la Celeste Signora consegnò ai Pastorelli di Fatima, da maggio ad ottobre del 1917. L'attualità e la profezia di questo Messaggio oggi è ancora più chiara. Rimane paradigmatica ed enigmatica quella richiesta della Bianca Signora a Lucia, di rivelare la terza parte del Segreto solo a partire dal 1960. 
Guardando gli eventi epocali sotto i nostri occhi e la condizione della Chiesa nel suo interno, una vigna devastata dal nemico, un campo sterminato con tanti morti, non possiamo che rammentare il tono altamente profetico delle parole di Papa Benedetto XVI, pronunciate a Fatima nel maggio del 2010: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Di recente è apparso un importante libro, curato dalle Carmelitane del monastero di Coimbra, dove visse e morì Sr. Lucia. Nel libro vengono pubblicati ampi stralci del diario intimo della veggente: Un caminho sob o olhar de Maria, Edições Carmelo 2013 (qui una scheda del libro in portoghese e qui il lancio del libro in italiano). Anche in una lettera di Sr. Lucia al P. Fuentes del 1958 (qui) sono profeticamente descritti il destino dell'umanità e i tempi che scorrono sotto i nostri occhi.

Di seguito la meditazione.


Siamo quasi giunti al traguardo dei nostri esercizi spirituali. Quest’oggi chiedo particolarmente la vostra attenzione, perché vorrei rivelarvi una cosa di cui non vi ho parlato fino ad ora. Vorrei parlarvi del “Segreto di Fatima”, rimasto ancora nascosto a tanti, il Segreto dei segreti, il Cuore Immacolato di Maria. La rivelazione di Fatima è un dono di Dio al nostro tempo, il Signore che parla, che si fa presente a noi attraverso la Sua Santissima Madre.
Ripercorrendo l’itinerario delle Apparizioni, abbiamo potuto capire la pedagogia del Signore e della  Madre Sua nel portare pian piano questi fanciulli a comprendere cose sempre più profonde, ma sempre così semplici e così importanti. E la via attraverso la quale il Signore porta questi fanciulli a comprendere pian piano i disegni di Dio su di loro e sull’umanità, questa grande via, questo grande crocevia, se vogliamo, è il Cuore Immacolato di Maria.
Il Cuore Immacolato di Maria è, per così dire, la rivelazione di Dio a Fatima. È il Cuore che custodisce le cose di Gesù, è il Cuore che custodisce le verità della fede, il Cuore che si scambia con quello di Dio. Dio stesso ha rivelato questo Cuore, che è il Cuore che più e meglio di ogni altro si è conformato a Lui. È il Cuore nel quale unicamente abita Dio, il Tabernacolo di Dio. Ecco perché il Signore rivela questo Cuore, perché Lui dimora solo in questo Cuore, Cuore purissimo: dimora di Dio fra di noi. E Dio sceglie questo Cuore, lo prepara, lo plasma immacolato, perché poi Lui in esso vi abiti, perché Lui stesso possa entrare in questo Cuore e prendervi dimora, riposo, rifugio.


giovedì 29 maggio 2014

Il Vaticano II, un concilio pastorale. Un nuovo libro di P. S. Lanzetta



Serafino M. Lanzetta, Il Vaticano II, un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014, pp. 490, euro 25,00. 


Il nuovo libro di p. Serafino M. Lanzetta nasce come tesi di abilitazione alla libera docenza, conseguita presso la Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), sotto la direzione del Prof. Dr. Manfred Hauke. L’opera si avvale di numerose fonti “di prima mano”, documenti d’archivio, soprattutto perizie di teologi della Commissione dottrinale e di scambi epistolari significativi tra i Padri del Concilio e con lo stesso Pontefice Paolo VI. 

Così l’Autore ha potuto ricostruire alcuni passaggi storici nodali, in cui si vede Paolo VI che attentamente segue i lavori conciliari e particolarmente i lavori della Commissione dottrinale. S’informa costantemente presso il Card. Ottaviani (Presidente della Commissione) sulla grande questione della Tradizione costitutiva (la tradizione orale ci dona alcune verità di fede che non si trovano neppure implicitamente nella S. Scrittura, se non quando questa è letta alla luce della Tradizione, che precede la formazione delle Scritture e segue, diventando vita stessa della Chiesa), la quale per alcuni era da limare, per altri da lasciare in modo generico, o da presentare in modo più ecumenico in Dei Verbum. I periti e poi i Padri avevano opinioni diverse al riguardo. 

Il S. Padre voleva invece che si dicesse chiaramente il tenore costitutivo della Tradizione apostolica, citando un testo di S. Agostino (De baptismo contra Donatistas, V, 23,31), in cui l’Ipponate afferma questa fede della Chiesa: molte cose che gli Apostoli hanno insegnato non sono reperibili nelle Scritture. Si entrava nel problema della duplicità delle fonti della Rivelazione, che il Concilio voleva superare mettendo l’accento più sulla Rivelazione che sulle fonti della sua trasmissione. Il testo finale di Dei Verbum 9 preferisce una formulazione neutrale, che sfuma il problema, toccandolo solo lateralmente: «la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura…».