giovedì 9 settembre 2010

Simposio Mariologico Internazionale sulla Consacrazione alla Vergine Maria





Quel Totus tuus ego sum di montfortana memoria, echeggiato dalle parole incastonate nello stemma pontificio di Giovanni Paolo II, ha risuonato per tre giorni con accenti notevoli, nel Simposio Mariologico Internazionale sul tema della “Consacrazione alla Vergine Maria”, tenutosi a Frigento (AV), dal 5 al 7 luglio 2010. In questo modo, il seminario Teologico Immacolata Mediatrice dei Francescani dell’Immacolata, ha voluto dare rilievo ad un evento celebrato cinquat’anni or sono, quando il 13 settembre 1959, a conclusione del XVI Congresso Eucaristico Nazionale di Catania, l’Italia veniva consacrata al Cuore Immacolato di Maria. Si è fatto memoria di quella consacrazione, in riposta alle richieste materne del Cuore Immacolato a Fatima. Riflettendo su questi cinquant’anni di consacrazione mariana della nostra cara Italia, si è riproposta la dottrina teologico-spirituale della consacrazione, passata ormai al vaglio, da un lato, da una crisi mariologica e dall’altro, da un rinnovamento biblico e patristico, all’insegna del Concilio Vaticano II.

Sin dall’antichità si trovano testimonianze di consacrazione e di affidamento a Maria. Una delle preghiere più antiche che risale al II-III secolo, formula un atto di donazione alla Madonna, chiedendo di trovare rifugio sotto la sua protezione: si tratta della preghiera del Sub tuum praesidium. Con il medioevo e quindi con la nascita degli ordini cavallereschi e poi mendicanti, si parla di commendatio Virgini, di oblatio, e finalmente, con la spiritualità francescana del cinquecento spagnolo, si arriva a concepire la stessa vita religiosa come una schiavitù mariana, per vivere nel modo più perfetto la vita di unione con Dio e la santificazione. Questo medesimo concetto di schiavitù mariana, sarà ripreso poi da S. Luigi Grignon da Montfort nel suo celeberrimo Trattato della vera devozione (libretto aureo che tutti i cristiani dovrebbero conoscere), in cui sintetizza la consacrazione a Maria come un donarsi a Gesù per mezzo di Maria, dunque un appartenere a Gesù nella forma più perfetta, perché si va a Lui per la mediazione di Colei per mezzo della quale Lui stesso è venuto a noi. In questo modo si perfezionano le promesse del santo Battesimo, vivendole in una costante tensione spirituale verso l’alto.

I relatori di questo pregiatissimo convegno mariologico, sono stati unanimi nel dire che la consacrazione a Maria è analogica a quella fatta a Dio nel Battesimo. Come il Battesimo è un sacramento che ci consacra a Dio, similmente la consacrazione a Maria è un atto di iperdulia (massima venerazione) con cui ci si dona interamente a Maria, fine prossimo e mediatrice che ci unisce in modo perfettissimo a Dio, fino ultimo di ogni consacrazione. Negli ultimi quarant’anni, però, la parola consacrazione, ha suscitato, in alcuni teologi, dei sospetti circa la sua corretta predicabilità (analogica) anche della Vergine Maria. Ci si dovrebbe consacrare solo a Dio e non ad una creatura, sostiene ad esempio R. Laurentin. Sarebbe meglio, pertanto, al dire di alcuni, affidarsi alla Madonna, come atto fiduciale, chiedendo il suo patrocinio. Non di rado, poi, il termine “affidamento” o “accoglienza”, ha finito col soppiantare totalmente il termine “consacrazione”, che, invece, si mostra teologicamente completivo e perfettivo rispetto agli altri e particolarmente rispetto ad “affidamento”. Infatti, come faceva notare il relatore spagnolo, don Joachin Ferrer-Arellano, “affidamento” lo si può predicare di ogni cosa, mentre non è così per “consacrazione”, che riveste di sacro il contenuto dell’affidamento, dandogli perciò un orientamento a Dio e al culto, suprema legge della vita cristiana. Ferrer-Arellano, citando Brunero Gherardini, dice: «Il termine consacrazione è più esatto e comprensivo di quello di affidamento: “questo, infatti, fa leva sull’abbandono fiduciale; l’altro, sul riconoscimento d’una superiorità, per la quale ‘servire è regnare’ e con la quale si intende stabilire un rapporto gerarchico o d’alleanza e ci s’impegna per un servizio d’amore». Ecco la ragione per la quale il Santo Padre Benedetto XVI, nei suoi recenti atti di consacrazione dei sacerdoti e dei fedeli tutti a Fatima (12 maggio 2010), rinnovato a Roma in chiusura dell’Anno Sacerdotale, ha affiancato alla parala “affidamento” sempre “consacrazione”.

Il simposio mariologico, ha registrato la presenza di importanti teologi, venuti da diverse parti. È stato aperto con la norma normante che è la Sacra Scrittura, con una conferenza del p. Settimio M. Manelli (FI), sui fondamenti biblici della consacrazione alla Madonna. Dopo aver passato in rassegna diversi testi masoretici, dove figura la radice consecr- a ritroso dal latino della Vulgata e dalla traduzione greca dei LXX, è giunto al N.T., in cui la radice che indica consacrazione o santificazione è aghiázo-aghiasmós (santifico, santo), riferentesi all’atto della separazione di una cosa o di una persona, riservandole per Dio e per il suo culto. Il p. Settimio Manelli appura poi la pregnanza della consacrazione a Maria, dal fatto che nel N.T., chi entra a contatto con Maria, viene arricchito di grazia e di salvezza (si pensi ai racconti lucani dell’infanzia). S. Paolo, invece, afferma che la santità dei cristiani diventa diffusiva di grazia per i non credenti e addirittura per il proprio coniuge e per i figli, nel caso di famiglie ancora pagane, in cui un membro abbracciava la fede cristiana (cf. 1Cor 7,14). Così concludeva il p. Settimio Manelli: «Dunque, consacrarsi a Maria significa, essere oggetto, come suoi figli, del suo influsso santificante, derivante dalla sua eccelsa santità, fondata sulla sua immacolatezza, la sua maternità divina, la sua mediazione materna e corredenzione universale».

Dopo la Scrittura, si è illuminata la consacrazione a Maria nel pensiero dei Padri della Chiesa, con una conferenza del p. Luca Genovese (OFM Capp.), in cui si evidenziava il fondamento basico della consacrazione secondo i Padri, lumeggiando proprio il mistero dell’incarnazione di Cristo. Cristo è vero Dio e vero uomo (è forte la lotta dei Padri contro lo gnosticismo) e si fa carne nel grembo purissimo di Maria. La carne di Cristo presa da Maria, è vera carne per il fatto che il Verbo veramente è entrato nel grembo di questa donna, «quel grembo puro che rigenera gli uomini a Dio», come dirà S. Ireneo. Due sono i Padri che hanno formulato un atto di consacrazione alla Vergine. Il primo è S. Giovanni Damasceno (VII-VIII sec.), che con espressione aulica, dice alla Vergine: «…noi oggi ti restiamo vicini…legando le nostre anime alla tua speranza, come ad un’ancora saldissima e del tutto infrangibile, consacrandoti mente, anima e corpo e tutto il nostro essere…». L’altro Padre, che difese strenuamente la verginità di Maria, è S. Idelfonso di Toledo (VII sec.), che nel suo Trattato sulla Verginità di Maria, in forma omiletica, prega la Vergine, cooperatrice della sua redenzione, perché possa rivelargli il suo Figlio e quindi donargli la salvezza.

Mons. Arthur Barton Calkins, ha messo in luce la consacrazione a Maria nel magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Nel suo lungo pontificato mariano, Giovanni Paolo II ha utilizzato sia la parola “consacrazione” che “affidamento” rivolgendosi a Maria, dando ad entrambi i termini il medesimo valore teologico di donazione a Maria, perché Madre e Collaboratrice unica nella redenzione degli uomini. Maria ci ha generati con la sua compartecipazione alla salvezza, dunque è ben giusto che gli uomini la accolgano nella loro vita come Madre. Calkins, ha così sottolineato, sia in Giovanni Paolo II che in Benedetto XVI, questo duplice movimento consacratorio: Maria è madre spirituale in quanto corredentrice, dunque è necessario accoglierla nella nostra vita, consacrandoci a Lei.

Dopo aver illuminato i fondanti biblici, patristici e magisteriali della consacrazione a Maria, si è passati poi ai fondamenti teologici di detta consacrazione, con una relazione tenuta dal sottoscritto, in cui ho cercato di enucleare, dal panorama teologico-mariologico, essenzialmente due fondamenti sui quali radicare la consacrazione del cristiano alla Madre di Dio: la maternità spirituale e la regalità universale di Maria. Maria è nostra madre perché veramente ci ha rigenerato con il suo materno Fiat, approdato al suo sacrificio materno, offerto sul Calvario: Gesù suo Figlio e con Lui se stessa, i suoi dolori corredentivi, che hanno contribuito a donarci la vita soprannaturale. Dunque, dal fatto che Maria è nostra corredentrice (socia di Cristo nel mistero della Redenzione), segue pure che, insieme con Gesù, è regina dei nostri cuori. È regina in quanto Madre di Dio ed è regina in quanto ha contribuito a salvarci. Pertanto, esercita una potestà d’amore su di noi, insieme con Gesù nostro Re e Salvatore. Le nostre anime, la nostra vita veramente le appartengono: ecco perché è ben giusto che ogni figlio, prendendo coscienza attuale di quanto questa cara Madre ha fatto per lui, con un movimento ascensionale, dinamico, si consacri al suo Cuore Immacolato: in tal modo diventa attuale e santificante la mediazione materna di Maria nei nostri confronti. La consacrazione a Lei risulta il modo più perfetto per andare a Dio legandosi a Maria con un patto d’alleanza e d’amore, radicato nella sua potestà d’amore materno e suggellato dalla nostra volontà, hic et nunc di vivere per Dio con Lei e come Lei.

P. Stefano M. Cecchin (OFM), ha messo in evidenza, invece, la consacrazione a Maria nella Scuola Francescana. Fu già S. Francesco d’Assisi che aveva anticipato quel moto di donazione totale a Cristo, quale riconoscimento della sua potestà d’amore salvifico. Il Santo assisiate si rivolgeva a Dio nell’esperienza della stimmatizzazione dicendogli: «Signore io sono tutto tuo», e al contempo pose tutti i suoi figli che stava per lasciare, sotto la materna protezione della Vergine, da lui costituita Avvocata dell’Ordine, ovvero Mediatrice di santificazione per l’intero Ordine dei Minori. Così, l’esempio del Padre, fu sprone immediato per i suoi figli, i quali arrivarono ad affermare la necessità di consacrarsi Maria. Basti citare fra Giacomo da Milano (fine XIII sec.), che nel suo Stimulus amoris dice: «Dolcissimo Gesù, concedi a me, l’infimo dei peccatori, di rendere alla Madre tua l’onore che le si addice. E tu, clementissima Signora, a me indegnissimo peccatore, ottienimi di dedicarmi interamente al tuo servizio, di renderti omaggio in ogni tempo con mente pura e di esaltare continuamente la tua benevolenza con cuore devoto».

Altri illustri teologi, hanno poi evidenziato il mistero della consacrazione a Maria nelle varie aree geografiche, che come un luminoso cielo, costellano il firmamento dell’amore alla Vergine. Don Manfred Hauke, proveniente dalla Germania, ha illuminato la consacrazione a Maria nella teologia tedesca del XX secolo e quindi nelle aree di lingua tedesca. Dapprima si è concentrato su alcune date importanti: nel 1638 la Madonna fu proclamata ufficialmente Patrona Bavariae (Patrona della Baviera). Nel 1647 Vienna fu consacrata all’Immacolata. Nel 1954, anno mariano centenario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, la Germania, a Fulda, fu consacrata al Cuore Immacolato di Maria. Poi è passato a delineare il pensiero di cinque teologi tedeschi: C. Feckes, K. Rahner, Joseph Kentenich, Heinrich M. Koster e infine il Card. Leo Scheffczyk, i quali, ognuno a suo modo, hanno sottolineato l’importanza della consacrazione alla Madonna. Tra questi, spicca particolarmente Leo Scheffczyk, che impernia la consacrazione alla Madonna sull’attiva e immediata cooperazione di Maria alla Redenzione (gli altri teologi su questo invece sono di avviso diverso), e sebbene non avesse un concetto preciso di merito di Maria, tuttavia concludeva sull’eccellenza dell’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, così come trasmesso dal Messaggio di Fatima.

Poi è stata la volta di don Paul Haffner, teologo inglese ma che esercita la sua docenza in Italia. Questi spiegava che «la nozione di consacrazione mariana in Inghilterra, come anche altrove, è basata sulla dottrina della incommensurabile santità della Madonna». Don Haffner, si è soffermato sulla devozione alla Madonna nella tradizione inglese, principiando dal ricco e maestoso santuario di Walsingham, faro di spiritualità mariana per tutta l’Inghilterra. Nei secoli undicesimo e dodicesimo, in Inghilterra, c’era una grande venerazione verso la Madonna, e all’inizio di questo periodo, sorse un famoso santuario in suo onore nella campagna vicino a Norfolk. Le origini sono incerte, ma secondo la tradizione, una nobile vedova, Richeldis de Favershes, affermò che, in una visione la Madre di Dio la condusse in spirito alla piccola casa della santa famiglia di Nazareth, chiedendole di costruirne un santuario uguale in Inghilterra, in onore dell’Annunciazione. La statua in essa custodita e venerata, rappresenta la Madonna Sede della Sapienza, in trono col Bambino sulle ginocchia. Da un incessante peregrinare verso questo santuario, sorse il grazioso titolo attribuito all’Inghilterra di Marian Dowry (Dote di Maria). Lo stesso Paese anglosassone divenne perciò proprietà della Vergine, ma a causa della riforma anglicana di Enrico VIII (1538) il santuario fu distrutto e la pietà ardente mariana cadde nell’oblio. Per prevenire questa perdita preziosa, san Giovanni Fisher, intorno al 1526, scrisse una minaccia contro quelli che avrebbero rinnegato la Vergine Santa, facendosi eco, in questo modo, della fede del popolo britannico nella Santa Vergine: «Siano maledetti – scrisse – quei miserabili che tentano di sminuire la preminenza della gloriosa Vergine anche da un millimetro, come stanno facendo, a quanto mi dicono, i seguaci di Lutero. Per questo, senza ombra di dubbio, la Divina Giustizia sarà su di loro, se presto non si pentono e si emendano».

Il padre Battista Cortinovis, (SMM), ha evidenziato la consacrazione a Maria nella Scuola Francese, mettendo in evidenza che i grandi Santi che hanno predicato la devozione e la consacrazione all’Immacolata – si pensi a S. Giovanni Eudes a S. Luigi Grignon da Montfort –, hanno nel Card. P. de Bérulle il loro precursore e maestro. Questi fu l’iniziatore di quella teologia che vedeva in Maria e nel donarsi completamente a Lei, il modo per onorare perfettamente Gesù. Gesù è il centro, Lui va adorato, è Lui il fine di ogni amore e devozione. Allo scopo di essere uniti in modo pieno al suo Cuore, il de Bérulle importa in Francia la spiritualità spagnola del voto di schiavitù a Maria: solo diventando fedeli schiavi-servi di Maria, l’Ancella del Signore, si può rimanere ancorati per sempre a Dio, senza rischiare di smarrirsi nei marosi della vita, a causa delle nostre infedeltà e dei nostri peccati. Commentava il p. Cortinovis: «è da queste premesse teologiche, fortemente connotate dal cristocentrismo e da una ascetica che vuole condurre alla trasformazione dell’anima a immagine di Cristo Gesù, che si giunge a proporre la consacrazione a Maria come mezzo efficace di santità».

L’ultimo giorno del Simposio ha visto, nella sessione mattutina, due interventi di teologia spirituale, volti a lumeggiare la perla preziosa della consacrazione a Maria, prima nel Messaggio di Fatima e poi in Don Dolindo Ruotolo. M. Maria Grazia Palma, ha tenuto una relazione sulla consacrazione al Cuore Immacolato di Maria nel Messaggio di Fatima. Alla domanda: perché Nostra Signora chiede la consacrazione al suo Cuore?, bisogna rispondere soprattutto con i messaggi di due apparizioni: quella del 13 giugno e quella seguente del 13 luglio 1917. Scrive M. Palma: «Nella prima, la Santa Vergine disse a Lucia che Gesù voleva servirsi di lei per farla conoscere e amare e stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore Immacolato. Le affidava, dunque, una missione di portata mondiale ed epocale per i risvolti storici e religiosi di cui doveva essere foriera. E aggiunse la promessa della salvezza per tutti coloro che si fossero impegnati ad accogliere e praticare la devozione al suo Cuore, assicurando che le loro anime sarebbero state amate da Dio come fiori collocati da Lei per adornare il suo trono…L’apparizione di luglio ebbe come tema dominante proprio la devozione e consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, a cui si accompagnò la visione dell’inferno con la rivelazione della dannazione di molte anime. La Madonna disse che, per salvarle, Dio intendeva stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore Immacolato». Il Cuore Immacolato di Maria, ha rivelato a Fatima questo indispensabile mezzo di salvezza che è la consacrazione, proprio per preservare le anime dall’eterna perdizione e per offrire loro una via sicura di salvezza. Il Cuore di Maria è un luogo di rifugio dagli assalti del male e pegno di sicura speranza. A questa consacrazione, Iddio a Fatima legò anche le sorti del nostro mondo, preda del male e della guerra fratricida. M. Palma è entrata anche nel tema, ancora caldo, a causa di alcune posizioni intransigenti, circa la validità della consacrazione al Cuore di Maria, fatta da Giovanni Paolo II il 25 marzo 1984. Bisogna concludere, in realtà, senza dar adito a snervanti ed infruttuose polemiche, che quella consacrazione è valida anche se il Papa non menzionò esplicitamente la Russia, per il fatto che Sr Lucia confermò l’accettazione celeste di quell’atto, e per il fatto che la Madonna, non avendo dato una formula precisa di consacrazione, rimise al Pontefice, in quanto Vicario di Cristo e Maestro della fede, di scegliere il modo concreto di formulare quella consacrazione.

Don Franscesco Asti, ha poi delineato un bel quadro spirituale della presenza materna di Maria nella vita del santo sacerdote napoletano, don Dolindo Ruotolo. Innamorato della Madonna, questo santo sacerdote, si sentì ispirato proprio durante la celebrazione della S. Messa, ad offrire se stesso e il gruppo di donne che dirigeva come padre spirituale, a Maria: questa, diceva, è la massima conformazione a Gesù Eucaristia. Don Dolindo, da esperto conoscitore delle anime, soprattutto per la grande sofferenza espiativa che ha sempre accompagnato la sua vita, sosteneva che la consacrazione mariana bisogna meritarsela: è un dono speciale dell’amore di Maria per coloro che si mostrano fedeli al Signore. I figli di Maria sono prediletti da Dio.

L’ultima sessione congressuale ha visto due approfondimenti importanti: il primo di p. Paolo Siano (FI) a carattere storico, e quello conclusivo di p. Stefano M. Manelli (FI) sul voto di consacrazione a Maria. Padre Siano, da storico, ha messo in evidenza i dati salienti della consacrazione a Maria, fatta nel 1959, con la quale tutta l’Italia, in risposta agli accorati appelli della Madonna di Fatima, veniva consacrata al Cuore Immacolata di Maria. Il legato pontificio a nome dei Vescovi e compiendo il sospirato desiderio di Giovanni XXIII, alla presenza di Gesù Eucaristia, formulava i voti di donazione completa di ogni italiano e dell’intera nazione a Maria, perché di degnasse di fare dell’Italia la sua seconda patria. Di qui poi, il p. Siano, è passato a spiegare l’importante magistero mariano del Venerabile Pio XII, antesignano della consacrazione a Maria, compiuta da lui per la prima volta il 31 ottobre 1942, in riposta agli appelli di Fatima.

Il convegno è stato chiuso da una toccante quanto profonda conferenza sul tema del Voto mariano di consacrazione all’Immacolata, che caratterizza il novello Istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, frati, suore, clarisse e terziari, tenuta da p. Stefano M. Manelli. Il Voto mariano per i Francescani dell’Immacolata è un naturale sviluppo del quarto voto di consacrazione all’Immacolata, voluto da S. Massimiliano M. Kolbe, per i frati delle sue Città dell’Immacolata, quale donazione totale ed illimitata, come strumenti, cose e proprietà nelle mani dell’Immacolata. Per i Francescani dell’Immacolata, questo patrimonio dottrinale e spirituale è stato tradotto in un voto pubblico, costitutivo dello stesso Istituto, che dà forma agli altri voti, specificando la peculiarità mariana della vita francescana. Questo voto è l’essere e l’operare del consacrato e fa vivere nel modo più perfetto la cristificazione di Maria. Il voto cristifica in Maria perché dona la sua cristificazione: questa è la forma più alta della marianità. S. Massimiliano, da vero cavaliere dell’Immacolata, voleva per sé tutte quegli appellativi che avessero potuto esprimere in modo sempre più radicale, la totale e quasi asfissiante appartenenza a Maria. Sicché, il voto mariano, perfezionando la devozione e la consacrazione all’Immacolata, diceva il p. Manelli, ci identifica con Colei che è lo stampo di Cristo: ci fa Cristo, fa vivere Cristo in noi. E non è questo il vertice della vita cristiana, diventare Cristo? Maria ci fa diventare Cristo.

Tanti sono i motivi per un plauso sincero e doveroso a questo Simposio mariologico e ai suoi organizzatori. La consacrazione a Maria è uno strumento infallibile e necessario per la nostra vera e piena cristificazione. Più si appartiene alla Vergine, più si è una cosa sola con Cristo, più si diventa una sola anima col Signore.

Il p. Alessandro M. Apollonio (FI) che ha svolto il ruolo di moderatore, diceva in apertura dei lavori: «Al sacrificio corredentore di Maria, corrisponde l’offerta di noi al suo Cuore Immacolato». La Madre è venuta verso di noi, generandoci come figli nelle sue lacrime e nel sangue del suo Cuore, trafitto dalla spada e dalle spine dei nostri peccati. Noi dobbiamo andare verso di Lei, con un cammino di consacrazione, per riconoscerla nostra Madre e Regina, e per permetterle così di possedere col suo amore materno i nostri cuori. Dove entra Maria lì entra la salvezza. Se ci si dona a Lei, le si permette di portarci nello spazio salvifico del suo Fiat: lì dove il tempo s’ammanta d’eterno, e dove brilla il sol dell’eterno cantico di lode a Colui che è il Santo!

Rendici degni di lodarti o Vergine Santissima!


p. Serafino M. Lanzetta,FI


da: Il Settimanale di P. Pio, n. 29, 25 luglio 2010, pp. 15-25




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