giovedì 18 settembre 2014

La misericordia secondo il cardinale Kasper



Offriamo ai lettori un'ampia recensione di p. Serafino M. Lanzetta, sull'ultima opera del Card. W. Kasper, dedicata alla misericordia, concetto chiave del vangelo e della vita cristiana.


È da salutare con grande interesse lo sforzo teologico del card. Kasper di rimettere il tema della misericordia di Dio non solo al centro della predicazione e della pastorale della Chiesa, ma soprattutto al centro della riflessione teologica. Nel suo recente libro sulla misericordia, apparso in tedesco nel 2012 e poi tradotto in italiano per i tipi della Queriniana (Giornale di Teologia 361) nel 2013, Misericordia. Concetto fondamentale del vangelo - Chiave della vita, il cardinale tedesco, per lunghi anni presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, parte da un’amara constatazione: la misericordia, la quale occupa un posto centrale nella Bibbia, è difatti caduta completamente in oblio nella teologia sistematica, trattata solo in modo accessorio. O non occupa un posto centrale nei manuali di teologia sistematica fino alle soglie degli anni 1960, o addirittura manca del tutto in quelli recenti. Se vi compare, occupa un posto del tutto marginale. Nonostante che il pontificato di Giovanni Paolo II avesse dato un grande impulso alla riscoperta della misericordia, come tema teologico e spirituale, grazie soprattutto alla Santa polacca, S. Faustina Kowalska, e che Benedetto XVI ne avesse fatto, in un certo modo, la sua direttrice, con la prima enciclica sull’amore, Deus caritas est, il tema rimane ancora nascosto nel suo potenziale sviluppo per la teologia e quindi per la vita cristiana. Il nostro cardinale, dunque, in questo suo testo, di cui ci occuperemo (5a ed. it. del 2014), raccoglie questa sollecitazione, e presenta a livello sistematico il tema della misericordia di Dio.


Una giustizia che si ritrae nella misericordia?

La misericordia è una medicina indispensabile, è l’ingrediente che purtroppo manca, ma che a ben guardare rappresenta l’unica vera risposta agli ateismi e alle ideologie così perniciose del XX secolo. Come annunciare di nuovo un Dio, di cui, dopo Auschwitz, faremmo solo meglio a tacerne l’esistenza? Storicamente, a giudizio di Kasper, suffragato da O.H. Pesch, «l’idea di un Dio castigatore e vendicativo ha gettato molti nell’angoscia a proposito della loro salvezza eterna. Il caso più noto e foriero di gravi conseguenze per la storia della chiesa è il giovane Martin Lutero, che fu per lungo tempo tormentato dalla domanda: “Come posso trovare un Dio benigno”, finché egli un giorno riconobbe che, nel senso della Bibbia, la giustizia di Dio non è la sua giustizia punitiva, ma la sua giustizia giustificante e, quindi, la sua misericordia. Su di ciò, nel XVI secolo la Chiesa si divise» (p. 25), e così da quel momento, il rapporto giustizia e misericordia divenne una questione centrale della teologia occidentale.

venerdì 22 agosto 2014

Il Cuore Immacolato di Maria: segreto dei segreti di Fatima



Oggi la Chiesa celebra la festa di "Maria Regina" e nel Rito antico la festa del "Cuore Immacolato di Maria". Offriamo ai lettori una meditazione di p. Serafino M. Lanzetta sul Cuore Immacolato di Maria, tenuta a Fatima, durante un corso di Esercizi spirituali predicati ai laici nel maggio 2013. Il Cuore Immacolato di Maria è un vero compendio del Messaggio che la Celeste Signora consegnò ai Pastorelli di Fatima, da maggio ad ottobre del 1917. L'attualità e la profezia di questo Messaggio oggi è ancora più chiara. Rimane paradigmatica ed enigmatica quella richiesta della Bianca Signora a Lucia, di rivelare la terza parte del Segreto solo a partire dal 1960. 
Guardando gli eventi epocali sotto i nostri occhi e la condizione della Chiesa nel suo interno, una vigna devastata dal nemico, un campo sterminato con tanti morti, non possiamo che rammentare il tono altamente profetico delle parole di Papa Benedetto XVI, pronunciate a Fatima nel maggio del 2010: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Di recente è apparso un importante libro, curato dalle Carmelitane del monastero di Coimbra, dove visse e morì Sr. Lucia. Nel libro vengono pubblicati ampi stralci del diario intimo della veggente: Un caminho sob o olhar de Maria, Edições Carmelo 2013 (qui una scheda del libro in portoghese e qui il lancio del libro in italiano). Anche in una lettera di Sr. Lucia al P. Fuentes del 1958 (qui) sono profeticamente descritti il destino dell'umanità e i tempi che scorrono sotto i nostri occhi.

Di seguito la meditazione.


Siamo quasi giunti al traguardo dei nostri esercizi spirituali. Quest’oggi chiedo particolarmente la vostra attenzione, perché vorrei rivelarvi una cosa di cui non vi ho parlato fino ad ora. Vorrei parlarvi del “Segreto di Fatima”, rimasto ancora nascosto a tanti, il Segreto dei segreti, il Cuore Immacolato di Maria. La rivelazione di Fatima è un dono di Dio al nostro tempo, il Signore che parla, che si fa presente a noi attraverso la Sua Santissima Madre.
Ripercorrendo l’itinerario delle Apparizioni, abbiamo potuto capire la pedagogia del Signore e della  Madre Sua nel portare pian piano questi fanciulli a comprendere cose sempre più profonde, ma sempre così semplici e così importanti. E la via attraverso la quale il Signore porta questi fanciulli a comprendere pian piano i disegni di Dio su di loro e sull’umanità, questa grande via, questo grande crocevia, se vogliamo, è il Cuore Immacolato di Maria.
Il Cuore Immacolato di Maria è, per così dire, la rivelazione di Dio a Fatima. È il Cuore che custodisce le cose di Gesù, è il Cuore che custodisce le verità della fede, il Cuore che si scambia con quello di Dio. Dio stesso ha rivelato questo Cuore, che è il Cuore che più e meglio di ogni altro si è conformato a Lui. È il Cuore nel quale unicamente abita Dio, il Tabernacolo di Dio. Ecco perché il Signore rivela questo Cuore, perché Lui dimora solo in questo Cuore, Cuore purissimo: dimora di Dio fra di noi. E Dio sceglie questo Cuore, lo prepara, lo plasma immacolato, perché poi Lui in esso vi abiti, perché Lui stesso possa entrare in questo Cuore e prendervi dimora, riposo, rifugio.


giovedì 29 maggio 2014

Il Vaticano II, un concilio pastorale. Un nuovo libro di P. S. Lanzetta



Serafino M. Lanzetta, Il Vaticano II, un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014, pp. 490, euro 25,00. 


Il nuovo libro di p. Serafino M. Lanzetta nasce come tesi di abilitazione alla libera docenza, conseguita presso la Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), sotto la direzione del Prof. Dr. Manfred Hauke. L’opera si avvale di numerose fonti “di prima mano”, documenti d’archivio, soprattutto perizie di teologi della Commissione dottrinale e di scambi epistolari significativi tra i Padri del Concilio e con lo stesso Pontefice Paolo VI. 

Così l’Autore ha potuto ricostruire alcuni passaggi storici nodali, in cui si vede Paolo VI che attentamente segue i lavori conciliari e particolarmente i lavori della Commissione dottrinale. S’informa costantemente presso il Card. Ottaviani (Presidente della Commissione) sulla grande questione della Tradizione costitutiva (la tradizione orale ci dona alcune verità di fede che non si trovano neppure implicitamente nella S. Scrittura, se non quando questa è letta alla luce della Tradizione, che precede la formazione delle Scritture e segue, diventando vita stessa della Chiesa), la quale per alcuni era da limare, per altri da lasciare in modo generico, o da presentare in modo più ecumenico in Dei Verbum. I periti e poi i Padri avevano opinioni diverse al riguardo. 

Il S. Padre voleva invece che si dicesse chiaramente il tenore costitutivo della Tradizione apostolica, citando un testo di S. Agostino (De baptismo contra Donatistas, V, 23,31), in cui l’Ipponate afferma questa fede della Chiesa: molte cose che gli Apostoli hanno insegnato non sono reperibili nelle Scritture. Si entrava nel problema della duplicità delle fonti della Rivelazione, che il Concilio voleva superare mettendo l’accento più sulla Rivelazione che sulle fonti della sua trasmissione. Il testo finale di Dei Verbum 9 preferisce una formulazione neutrale, che sfuma il problema, toccandolo solo lateralmente: «la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura…». 

lunedì 21 ottobre 2013

Il Figlio dell'uomo troverà la fede sulla terra?







Il Signore nel Vangelo secondo Luca (18,1-8) di questa domenica  ci pone una domanda che ci sorprende: è un monito e anche un enigma: «Quando il Figlio dell’uomo verrà troverà la fede sulla terra?». Perché il Signore lo chiede a noi? Forse lui non lo sa? E’ una domanda che particolarmente oggi ci interroga profondamente: abbiamo la fede e potremo conservarla? 
Le insidie soggettiviste del momento attuale sono una minaccia alla fede. Sembra che credere in Dio fermamente e senza dubbi non sia più possibile. Data la nostra debolezza, Dio dovrebbe rassegnarsi ad un uomo ammalato e incapace, e così dovrebbe salvarlo con i suoi dubbi, con il suo ateismo di fondo. 
Questa è la minaccia del relativismo che pretende di trasformare dal di dentro la fede; la minaccia dell’uomo che pretende di adattare Dio alle sue debolezze e non vuole più aprire il cuore e la ragione al mistero infinito e all’amore di Dio. 
L’uomo rassegnato, che dice di non poter credere, è in verità un uomo che vuole fare Dio a sua immagine. Come fare per credere e credere nella verità? Dobbiamo pregare, pregare senza mai stancarci. 
La preghiera però esige le formule di preghiera, le preghiere basilari (Pater, Ave Maria, Angelus, S. Rosario, ecc.), coma la professione della fede esige le formule della fede, il Simbolo. Come non è possibile credere ignorando o cambiando le formule dogmatiche, quantunque strumentali all'atto di fede, così non è possibile pregare rettamente trascurando le preghiere e pensando di ridurre tutto al "cuore" o di poter pregare in modo sufficiente con una sola preghiera "fatta bene", come si suol dire. Tanti cattolici diventano sempre più buddisti: pregano se stessi, contemplano se stessi.
Credo per pregare e prego per credere fermamente fino alla fine. Fino alla venuta del Figlio dell'uomo. 

domenica 29 settembre 2013

Non ogni povertà salva, non ogni ricchezza condanna



Proponiamo ai nostri lettori l'ascolto di due omelie di p. Serafino M. Lanzetta, nelle ultime due domeniche del T. O. 



Il racconto evangelico dell’amministratore disonesto (Lc 16,1-13) talvolta ci sorprende: forse il Signore sta esaltando la disonestà di quest’uomo che si preoccupa di trovare una sistemazione dopo che è stato scoperto nei suoi traffici illeciti? No, assolutamente. Il Signore loda non la sua disonestà ma la sua scaltrezza. Infatti, i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. Il Signore invita ciascuno di noi non a demonizzare la ricchezza ma a utilizzarla per un fine buono, a condividerla con chi ha meno e così a trasformarla da disonesta, quale essa normalmente diventa, a causa dei nostri egoismi, in carità che ci fa acquistare amici nelle dimore eterne. Coloro che avremo aiutati diventeranno nostri amici al cospetto di Dio e pregheranno per noi. La ricchezza non è dannata, così come la povertà che salva non è quella “reale” della teologia della liberazione, ma quella spirituale. Beati coloro che amano Dio e per suo amore soccorrono i poveri e così trasformano la “ricchezza disonesta” in un bene per tutti.




La seconda sulla parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro:


La parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro (cf. Lc 16,19-31) ci interroga sul vero significato della realtà dell’eterna perdizione e, per contro, della salvezza eterna in Paradiso. Perché Epulone è all’inferno? Solo perché vestiva di bisso e banchettava lautamente? No, ma perché aveva fatto di quelle cose il suo dio. Adorava il suo ventre e la materia ormai era il suo dio. Perché Lazzaro invece è nel seno di Abramo? Solo perché era povero? No, ma perché, nonostante la sua povertà, non aveva chiuso il suo cuore a Dio. Viveva di fede e chiedeva a Dio, nella speranza di ogni giorno, il pane quotidiano. Viveva del pane di Dio, della fede, e così, nonostante le sue piaghe e la sua miseria, non gli mancavano il coraggio e la speranza. Sapeva che Dio premia i buoni e punisce i cattivi. 
La ricchezza non è necessariamente un male così come la povertà non è necessariamente un bene e perciò salvifica. Il ricco Epulone, ogni uomo che vive di sé e del suo ventre, ci ricorda il vero valore della libertà: è vera la libertà solo se è responsabile ed è responsabile solo se dice a Dio, definitivamente, sì o no. La libertà non è incertezza o arbitrio.



venerdì 30 agosto 2013

S. Messa in rito antico ad Ognissanti



Siamo lieti di annunciare che la richiesta formulata dai Frati Francescani dell'Immacolata di Firenze per il ristabilimento della S. Messa in rito antico è stata accolta dal commissario apostolico, p. Fidenzio Volpi.




Le celebrazioni ripartiranno, nella Chiesa di S. Salvatore in Ognissanti, da domenica prossima, primo settembre, alle ore 12 e avranno la stessa cadenza prevista in precedenza, ossia

Domenica e festivi, ore 12
Feriali, ore 8


Deo gratias et Mariae Virgini!


venerdì 12 luglio 2013

Principi non negoziabili



(di p. Serafino M. Lanzetta, su Il Settimanale di P. Pio, nn. 26 e 27, giugno-luglio 2013).


Principi non opinioni 


La riflessione cattolica sui principi non negoziabili – definiti tali e in modo lungimirante da Benedetto XVI – rischia oggi, nel panorama della modernità liquida, di essere fraintesa, quando non anche di presentarsi, all’interno dello stesso mondo credente, a più voci ma per lo più contraddittorie. Dignità inviolabile della vita, matrimonio tra uomo e donna, procreazione, educazione dei figli da parte della famiglia, libertà religiosa come incoercibilità della coscienza nella scelta della verità, sono principi che promanano dalla legge naturale e perciò sono i fondamenti dello stesso agire morale. 

Oggi si cerca una via di dialogo perché non si scada in una sorta d’intolleranza morale, non si rischi di creare un muro cristallizzandosi su un bene che non è dogmatico ma razionale, come quello della morale naturale, precludendosi perciò la via del confronto sereno con i non credenti. Urgerebbe la necessità di trovare un’impostazione più condivisibile sui valori non negoziabili che, mentre non rinunci al patrimonio morale, non impedisca la valorizzazione di un dato centrale particolarmente sensibile che è la libertà di coscienza, ultimamente declinata come libertà di avvalersi di tutti i diritti dell’uomo, anche di quelli che diritti non sono. 

Ad esempio, con grande e grave arguzia, il neo-sindaco di Roma, Ignazio Marino, nel salutare il Gay-pride dello scorso 14 maggio, diceva così: «I diritti delle persone sono qualcosa che non può essere negoziato: non diritti speciali per qualcuno ma stessi diritti per tutti». Si capovolge l’assioma portante e così la stessa ragione: sarebbero i diritti (soggettivi) a non dover essere negoziati e non invero i beni universali dai quali promanano i diritti umani, i quali solo così non smetteranno di essere universalmente validi. 

Un equivoco di fondo, normalmente, si attesta sullo stesso approccio ai valori o beni universali e non negoziabili, i quali non sono opzioni morali ma principi dello stesso agire e che perciò costituiscono i presupposti della ragione pratica, che nel caso concreto sceglie in ragione del bene nella libertà. La ragione che si orienta nel campo della scelta morale non costituisce o plasma il bene morale, piuttosto lo trova come dato, come presupposto della stessa conoscenza che orienterà poi l’agire. Non è la ragione che crea il bene, né la volontà dell’uomo. Il bene viene prima, precede la conoscenza e lo stesso uomo. Il bene viene da Dio, Dio è il Bene. Pertanto, la legge naturale è scritta nell’uomo come partecipazione di quel Bene che è sempre tale ed è Dio stesso, riflesso della legge eterna di Dio. 

I principi non negoziabili sono a loro volta esplicitazione della legge morale naturale, precetti che sviluppano e concretizzano quelli generali che invitano a fare il bene, a ricercarlo sempre e sopra ogni cosa, e a evitare il male. 

Un’azione morale non può discutere l’accettabilità o meno dei principi del suo agire, stabilire se i valori morali sono validi in una determinata circostanza o almeno convenienti. Sarebbe come un uomo che, per conoscere, volesse prima discettare se conviene o meno stabilire che esiste il mondo e che nel mondo esisto io insieme ad altri. Come il mondo è un dato di partenza per chi vuole conoscere la realtà, così la vita inviolabile, ad esempio, è un dato di partenza per chi vuole agire in conformità al bene che per natura sua è universale. 

Perciò dobbiamo dire chiaramente che i valori non negoziabili sono evidenze morali, non dimostrabili ma dimostrate per sé, che a loro volta costituiscono la possibilità stessa dell’agire morale. Come direbbero i filosofi del senso comune – ci permettiamo un’analogia – sono essi stessi fondamento, senza alcun bisogno di essere fondati, della conoscenza e dell’agire morali. Sono principi indiscutibili, immutabili. Essi stessi, nella loro corretta applicazione, determineranno la verità o la falsità radicale dell’azione morale. 

Affermare ciò significa rinunciare al dialogo con i non credenti? Assolutamente no. Ripetiamolo: un dialogo è possibile solo se ci sono dei presupposti universali, validi per tutti e non solo oggi ma sempre. È necessario allora avere un concetto chiaro di “legge naturale”. 

mercoledì 19 giugno 2013

Un approccio teologico più rispondente al Concilio Vaticano II



Nella «Rivista Teologica di Lugano» 1 (2013) 75-95, p. Serafino M. Lanzetta ha pubblicato un articolo dal titolo L'ermeneutica del Vaticano II nel dibattito recente. Per un approccio più rispondente al Concilio. In esso vengono sintetizzati i risultati principali di uno studio più ampio, frutto di una ricerca attraverso le fonti, soprattutto inedite, sul Concilio Vaticano II, tra cui vari documenti di archivio della Commissione dottrinale.

Di questo studio offriamo ai lettori un estratto, rinviando, per la lettura integrale, al numero della rivista su indicato:


Uno degli aspetti principali nello studio del Concilio Vaticano II è quello ermeneutico. Dopo aver presentato una panoramica sulle recenti ermeneutiche, si desidera offrire un approccio nuovo al Concilio, visto come unità magisteriale nella distinzione delle sue diverse dottrine. Cosa significa che il Vaticano II volle essere un concilio pastorale? Gli interpreti hanno un sentire diverso. È indispensabile allora ricercare la mens del Concilio, andando alle fonti. Dopo aver indicato la necessità di distinguere i diversi livelli magisteriali nel Concilio, ci si concentra su alcune dottrine ritenute tipiche: il rapporto Scrittura e Tradizione, l’appartenenza alla Chiesa e il posto di Maria Vergine nel Concilio e poi nella Chiesa. Un principio ermeneutico realista vuole che si tenga presente lo stretto binomio di pastoralità e dottrinarietà per leggere il Concilio “dall’interno” e stabilirne correttamente il suo posto nel perenne magistero della Chiesa. 


Abstract:

One of the most important aspect of the Second Vatican Council is its hermeneutical dimension. In this study after offering an overview on the recent conciliar hermeneutics, the Author wishes to present a new approach by distinguishing the several doctrines in the unity of the magisterial teaching. What does pastoral Council mean? The interpreters are not in agreement. For this reason it is important to discover the mens of the Council, referring to the sources. The study underlines the necessity to distinguish the different magisterial levels in the Council, i. e. in its documents, and points out three representatives doctrines: the relationship between Scripture and Tradition, the membership of the Church and the place of the Virgin Mary in the Council and in the Church. A very realistic hermeneutical principle requires to note a close interdependence of pastoral and doctrinal in order to read the Council “from inside” and so to establish rightly his place in the perennial Magisterium of the Church. 


domenica 9 giugno 2013

La fede della Vergine Maria, modello e causa della fede della Chiesa



Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, presso il Santuario di "Nostra Signora delle Grazie", Porto Venere (La Spezia)




Beata sei tu Maria che hai creduto